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A Firenze 140 capolavori di ceramiche e maioliche in mostra

firenze

Esposta la preziosa collezione Bruno Caini

 

Ceramiche e maioliche fiorentine realizzate tra il XIX e il XX secolo. Il patrimonio del collezionista (oggi scomparso) Bruno Caini, per la prima volta diventa fruibile al pubblico grazie alla mostra “Ceramica. Manifatture fiorentine 1880-1920. Collezione Bruno Caini” aperta dal 15 aprile al 15 luglio allo Spazio mostre dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

A firmare l’evento sono l’ Associazione OmA (Osservatorio dei Mestieri d’Arte) e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che intendono sottolineare come la ceramica a cavallo tra XIX e XX secolo sia stata una protagonista fra le arti nel difficile compito di portare avanti tradizioni secolari e di saperle anche superare e rinnovare. Con il patrocinio di Regione Toscana, Comune di Firenze, Comune di Sesto Fiorentino, Archivio della ceramica sestese e Toscana verso Expo.

Un’impresa nobile quella promossa per la sesta rassegna OmA, curata da Anita Valentini con il supporto di Marina Smeralda Caini, figlia del collezionista. Sono 140 gli oggetti provenienti dalle sei principali manifatture ceramiche del territorio: Ginori, Cantagalli, Fantechi, Salvini, Società ceramica di Colonnata e Arte della Ceramica-Fornaci di San Lorenzo di Galileo Chini. Oggetti d’arredo, piatti da parata, ma anche vasi, orci e sculture.

“Una raccolta degna di far parte di una sezione espositiva nazionale che rappresenti Firenze e il suo territorio nel periodo fra il XIX e XX secolo – scrive nell’introduzione del catalogo la curatrice Anita Valentini – tanto più che ben quattro delle sei manifatture (Ginori, Cantagalli, Salvini e Arte della Ceramica) parteciparono con successo ad un’esposizione di rilievo come quella di Torino del 1898, nella quale presentarono vasi ed oggetti analoghi a quelli oggi alla nostra attenzione”.

Tra i pezzi figura così ‘Il Vaso dei Gigli’ della Cantagalli anche detto vaso del ‘sindaco’ trovandosi un identico esemplare fino a pochi decenni fa ospitato nello studio del sindaco di Firenze, con decoro del giglio sterile di Francia su fondo azzurro. E se della manifattura Ginori tra gli altri è presente un vaso su piede e manici a “ramages” con foglie e frutti su fondo blu che vanta in rilievo la presenza di una ranocchia e una lucertola, della Salvini si potrà ammirare uno oblungo in terraglia con decoro che sul piede ha un cartiglio con la scritta “le tre grazie” dettaglio dell’allegoria la primavera del Botticelli.

L’allestimento ripropone quindi nelle forme e nei decori, le ceramiche che si rifanno alla grande tradizione rinascimentale italiana (Della Robbia, Urbino e Raffaello in primis), con le grottesche nei corpi dei vasi o al centro dei piatti, con le immagini femminili, le cosiddette “belle”.

Le ceramiche si allontanano invece dalle tradizione proponendo forme e decori modernisti, di gusto Liberty europeo, dove elementi zoomorfi e fitomorfi e immagini raffinatissime si intrecciano in un rincorrersi di forme e di decori. Allo stesso tempo il visitatore potrà fruire della conoscenza di queste opere d’arte immerso in un’atmosfera intima. Parte dell’allestimento riedita infatti i luoghi in cui queste ceramiche sono posizionate nel quotidiano, e dove sono state collocate dal collezionista tra pareti avorio e rosso pompeiano.

“Siamo convinti – osserva Giampiero Maracchi, presidente Associazione Osservatorio Mestieri d’Arte – che i mestieri d’arte costituiscano un patrimonio immateriale di inestimabile importanza e sono oggi più di ieri di grande attualità anche in virtù della tematica della salvaguardia del nostro pianeta che è il tema di Expo 2015″.

“Questa mostra – spiega Eugenio Giani, presidente del Comitato promotore per le celebrazioni dei 150 anni di Firenze Capitale – rappresenta un’ottima chiave di lettura per leggere il clima e l’ambiente nel quale le illustri famiglie fiorentine seppero vivere il periodo di Firenze Capitale e la fase storica che ci porta fino al primo Novecento”.

 

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