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Medicina: lo studio, calcolosi batterica colpiva già uomo preistorico

La scoperta in un individuo vissuto oltre 9 mila anni fa

I calcoli alla prostata risalgono ad almeno 9 mila anni fa. Anche quelli di origine batterica. Nella preistoria ne rimase colpito infatti anche un uomo anziano vissuto nell’era pre-mesolitica.

Lo dimostra la ricerca “Late pleistocene-Early holocene evidence of prostatic stones at Al Khiday cemetery’, pubblicata sulla rivista ‘Plos one’.

Lo studio ha avuto come base di partenza una scoperta rinvenuta nel cimitero preistorico di Al Khiday, a 20 chilometri a sud di Omdurman, lungo la sponda sinistra del Nilo bianco, nel Sudan centrale. Un individuo, sepolto nell’area cimiteriale, con tre calcoli tra le ossa del bacino. Le analisi sulle tre ostruzioni, portate avanti da alcuni ricercatori del dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, hanno appurato inequivocabilmente l’origine prostatica escludendo altre forme di calcolosi, come quella renale, più comune tra le patologie riconosciute nelle popolazioni preistoriche.

I calcoli, due dei quali di dimensioni rilevanti (3 centimetri di diametro per 12-15 grammi di peso e uno più piccolo) sono stati indagati al microscopio a scansione elettronica e in diffrazione ai raggi X, mostrando una struttura e composizione molto particolare data da cristalli di apatite e whitlockite. La sepoltura, inoltre, coinciderebbe con quelle di epoca pre-mesolitica ovvero precedenti a un abitato di circa 9 mila anni fa nella stessa area. Un ritrovamento “stupefacente” dal momento che la popolazione pre-mesolitica di Al Khiday, dagli studi antropologici condotti da Tina Jakob dell’Università di Durham, appare piuttosto sana, alta e robusta e presenta un numero limitato di patologie (soprattutto lesioni delle ossa, consunzione e carie dentali). Inoltre i calcoli della prostata analizzati sembra abbiano origine da infiammazioni batteriche e non risulta siano direttamente relazionabili al carcinoma e all’iperplasia prostatica. Ma potrebbero aver determinato addirittura la morte del ‘possessore’.

“La scoperta conferma come alcuni agenti patogeni siano molto antichi, alcuni databili anche a 65 mila anni fa, ribaltando l’opinione prevalente che vuole l’origine di molte malattie che affliggono l’uomo collegata all’avvento dell’economia di produzione, ovvero al momento in cui più stretti si sono fatti i rapporti tra uomo e animale, spesso vettore di infezioni batteriche – spiega l’Università di Padova -. Lo studio getta luce sull’antichità di questa patologia e conferma l’importanza del cimitero di Al Khiday per gli studi sull’evoluzione delle popolazioni che sono vissute nella valle del Nilo”.

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