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“Ciò c’ha esser, convien sia”, la commedia ‘umbra’ dell’arte

Un’interessante esperimento, riempire il vuoto umbro nel panorama delle maschere regionali italiane ed al tempo stesso salvaguardare l’intangibile, dai panorami al il patrimonio orale dei dialetti, dei modi di dire e di comportarsi della nostra cultura rurale. Molti termini o nomi, per esempio, si perdono nell’oblio solo perché l’uso di alcuni oggetti o alcune pratiche, a causa dei rapidi cambiamenti della nostra società, vengono meno.

Segnaliamo a tal proposito l’evento dell’Associazione “Il Laboratorio del Paesaggio” che indice per l’anno 2015 la 1° edizione del concorso letterario dedicato al Paesaggio umbro nei suo molteplici aspetti raccontato dai personaggi “le Maschere umbre”.

Si concorre inviando un solo racconto inedito in lingua italiana entro il 30 dicembre 2015.

L’area territoriale di riferimento per l’ambientazione di ciascuna racconto è quella che dall’alta Valle del Tevere arriva fino alla conca Ternana, e comprende i comuni di Deruta, Montecastello di Vibio, Giano dell’Umbria, Todi, Massa Martana, Acquasparta, Avigliano Umbro (comune di nascita delle Maschere), Montecastrilli, San Gemini, Amelia, Narni e Terni.

In data 1 febbraio 2015 sono nate le prime maschere umbre legate alla Commedia dell’Arte.

Nasotorto, Nasoacciaccato, Rosalinda e Chicchirichella, questi i nomi dei quattro personaggi nati ad Avigliano Umbro dai personaggi delle filastrocche locali del ‘500, sapientemente custodite dalle persone anziane e creativamente rielaborate da Oliviero Piacenti, direttore artistico dell’Associazione. Ogni maschera ha una storia, una rigorosa scheda identitaria, un profilo psicologico, un corpo di popolare bellezza, abito singolare tradizionale, dialetto umbro e gusto peculiare umbro e ne combinano di tutti i colori secondo i canoni della Commedia dell’Arte. A differenza delle maschere della Commedia dell’Arte, le nuove maschere umbre hanno un padre, una madre, una zia e tantissimi padrini e madrine.

Si richiede un racconto di paesaggio attraverso storie di vita delle maschere che, nella loro esuberante semplicità, rappresentano l’Umbria, essendo legati a ciascuno di loro i modi di dire, la buona cucina, gli abiti, il temperamento di una terra dove l’umiltà della gente è pari alla bellezza del Paesaggio.

Le motivazioni che hanno portato alla creazione del concorso sono da ricercare nell’obiettivo stesso dell’Associazione, di tutelare e valorizzare in modo concreto quella parte di Umbria di straordinaria bellezza che i locali amano definire “un mare verde”. Un mare verde ricco di eccellenze, di storia e preistoria, di sentieri ben tracciati, di comunità coese, di persone amanti e profondi conoscitori del territorio e del proprio vivere, di tradizioni ancora in uso, di genuinità dei prodotti, di ricettività diffusa. Un mare verde non inquinato dove la qualità della vita è alta e l’andar lento un processo naturale ed un pensiero meridiano.

 

NASOTORTO

Nasotorto nasce ad Avigliano Umbro, precisamentenel rione Madonna delle Grazie. Il padre viene da Terni, la madre da Dunarobba, i nonni paterni da Antrodoco e L’Aquila, mentre i nonni materni da Casteltodino e Collepizzuto. Come segni distintivi porta sempre con se la borsa con i denari, indossa sia di notte che di giorno un berretto di lana nero con nappa perché perennemente raffreddato e tiene in mano un fazzoletto di pizzo bianco, con il quale si tampona spesso il naso. E’ appassionato del cingotto di Grutti che ama gustare con un buon sagrantino di Montefalco.

Ricco possidente terriero avaro, sospettoso iper-controllante nei confronti degli altri, soprattutto dei suoi contadini. Malizioso, machiavellico, va in cerca di continue conferme circa l’altrui opportunismo, perché sembra essere amaramente persuaso che al mondo esistano due sole categorie di persone, i falsi e gli ingenui: rifugge dai primi, commisera e sfrutta i secondi. Affettivamente isolato, vive da solo nella grande casa, schivo, poco socievole, non è mai riuscito a costruire relazione affettive. Gli unici rapporti che ha costruito sono mediati del denaro e anche quando riesce a mantenere un rapporto la sola forma di relazione che lo rassicura è la dominanza,cioè la possibilità di gestire gli affetti con la stessa rigida parsimonia con cui gestisce il denaro. Vuole avere sempre l’ultima parola e prendere ogni decisione. Sempre raffreddato perché risparmia pure sulla legna,ha il vezzo di tenere il fazzoletto bianco in mano come segno distintivo della sua posizione sociale

ARCHETIPO DEL PADRE/ORCO: Rappresenta l’autorità la legge, le convenzioni sociali, l’oppressione e il conformismo, aspetti che nella relazione attivano comportamenti di ribellione. Oltre la maschera dell’avaro adulto, c’è spesso un bambino ferito, emotivamente deprivato e inibito che ha imparato ad aggrapparsi alla “sicurezza degli oggetti” per contrastare la convinzione frustante e profonda di non poter contare sull’amore degli altri, sulla condivisione, sulla reciprocità e sulla costante presenza degli altri.

 

NASOACCIACCATO

Nasoacciaccato nasce ad Avigliano Umbro,nel rione Sant’Egidio. Il padre viene da Massa Martana, la madre da Sismano, i nonni da parte del padre da Villa San Faustino e Bastardo, da parte di madre da Pesciano e Santa Restituta. Come segni distintivi porta sempre un bastone con appeso un fagottello fatto col tipico fazzoletto contadino a quadri scuri. Ama i manfricoli conditi con pecorino e salsicce e accompagnati dal biondo Grechetto.

È un uomo imprevedibile e furbo, uno spirito libero, che odia i vincoli e le costrizioni di ogni sorta. Il suo stile di vita è fatto di continuo girovagare col suo fagotto appeso al bastone, alla ricerca di qualcuno da “gabbare”. È maestro di affabulazione per intrappolare qualcuno nella sua rete di imbrogli. Nullatenente e nullafacente è l’espressione dell’indefinitezza. È molto Furbo, con un’intelligenza arguta, ma anche, bugiardo, manipolatore, rissoso, non facile alla gestione delle emozioni; lo troviamo spesso in azione intorno a locande e osterie, quasi sempre in compagnia di Chicchirichella. È innamorato di Rosalinda, ma il miraggio della futura eredità della ragazza inquina la chiarezza dei suoi sentimenti e del rapporto. Facilmente riesce a far presa sugli altri perché alla fine suscita simpatia e ammirazione.

ARCHETIPO DELL’EROE IMBROGLIONE: Sono spesso presenti nei miti popolari e nelle fiabe di tutto il mondo. Figura inafferrabile che contiene sia lati oscuri che luminosi, esprime i contrasti dell’animo umano e il desiderio del cambiamento. Personaggi indifesi e intelligenti contrapposti a nemici più grandi e pericolosi, ma meno furbi. L’imbroglione con il suo autoinganno, più potente del falso che racconta, ci dice di sospendere il giudizio razionale sulle nostre scelte, e di abbandonarci nel fantastico, in un mondo magico dove le paure e le ansie si dissolvono nel mistero della bugia. Nell’affabulazione non solo l’imbroglione asseconda i bisogni dell’altro, ma ha l’abilità di colmarne i vuoti. La sua strategia è praticamente infallibile ed è la base delle dipendenze affettive.

 

CHICCHIRICHELLA

Chicchirichella nasce ad Avigliano Umbro, nel rione Castelluzzo. Il padre viene da Narni, la madre da Montecastrilli, i nonni paterni da Taizzano e Orte, i nonni materni da Amelia e Farnetta.Come segni distintivi  porta sempre a tracolla sulle spalle il suo strumento, il liuto, dal quale mai si separa e porta infilata nel proprio cappello una piuma d’oca che gli serve per scrivere di getto le sue canzoni. Infatti è un canterino, canta solo di mattina perché la sera è già ubriaco. Non  disdegna un bel piatto di fave cottore cucinate con una croccante barbazza e innaffiate con il rosso Ciliegiolo.

La strada è la sua dimensione, la musica la sua espressione, la vita libera la sua condizione. Creativo, vivace, intelligente, spiritoso e stravagante vive a stento della sua musica che scrive utilizzando la piuma d’oca che porta nel cappello e che suona col suo liuto, oggetto dal quale mai si separa e che, come la coperta di Linus, lo conforta e rassicura. La sua personalità si può riassumere nella famosa frase «è intelligente ma non si applica»: istrionico e infantile vive una dimensione bohemienne dove ci si nutre di libere emozioni e si rifiuta ogni tipo di regola e condizionamento. Campa di espedienti, spesso si incontra all’osteria del Cicchio col compare di merende Nasoacciaccato. La sera è quasi sempre ubriaco, vizio questo che copre la coscienza dei suoi limiti e non gli consente di progredire nel rapporto con Rosalinda della quale è anche lui innamorato.

ARCHETIPO DEL VAGABONDO: L’errante è chi va alla deriva, privo di ogni altra influenza se non rispondendo solo ai suoi istinti e alle forze vitali interiori evitando ogni tipo di impegno. È l’espressione del modello Peter Pan che rifiuta di diventare adulto e finisce col restare sempre infantile, anche nella vecchiaia. Piuttosto che diventare Uomo e quindi prendere coscienza delle responsabilità e dei limiti della condizione umana, il vagabondo perpetua il mito dell’onnipotenza, della somiglianza al dio; vive nel qui e ora sacrificando spesso l’evoluzione di sé, qualsiasi forma di progettualità della vita e la possibilità di costruire rapporti affettivi stabili.

 

ROSALINDA

Rosalinda nasce ad Avigliano Umbro,nel rione Pian dell’Ara.  Il padre viene da Todi, la madre da Toscolano, i nonni da parte del padre da Montecastello di Vibio e Deruta, da parte di madre da Castel dell’Aquila e Melezzole. Come segni distintivi porta sempre con se un piccolo ventaglio con il quale si fa vento nei momenti di imbarazzo. E’ una lontana nipote di Nasotorto del quale ambisce l’eredità. E’ ghiotta di nociata, una forma di torrone che si trova a Massa Martana insieme al vin santo.

Rosalinda riassume in sé il fascino, la gentilezza, la grazia femminile, ma anche l’astuzia e la seduzione. È furba ed intrigante, vanitosa, conscia del suo fascino, capace di condurre un gioco amoroso per il proprio piacere intellettuale e per i propri obiettivi. Come ella stessa dice: «Quelli che mi corrono dietro, mi annoiano. La nobiltà non fa per me, ma apprezzo la ricchezza». Infatti essendo una lontana nipote di Nasotorto, ambisce ai suoi possedimenti. Non sa decidersi tra i due pretendenti Nasoacciaccato e Chicchirichella, perché in fondo ha un carattere moderno, di donna emancipata, la donna che non ama perdere la sua libertà sposandosi con un uomo, ma che sarà costretta a farlo per le convenzioni sociali. Nel suo fare comunque esprime un personaggio forte e positivo che interpreta il bisogno di evolvere in meglio la propria condizione. Utilizza due potenti armi del mondo femminile: la chiacchiera e il pettegolezzo, attraverso cui intesse le sue reti sociali con le donne del paese e il ventaglio, potente arma di linguaggio non verbale delle donne, vero e proprio strumento di comunicazione, ideale nei momenti in cui la libertà d’espressione delle donne è limitata da rigide convenzioni morali.

ARCHETIPO DELLA PRINCIPESSA/SEDUTTRICE: Incarna le qualità sottili dell’animo umano: ispirazione, emozioni, intuizione, creatività, sensibilità, fluidità, tutte abilità necessarie per costruire relazioni amorose e rapporti personali. Ogni principessa attende un principe, ma spesso sceglie il cacciatore.

Per ulteriori dettagli: http://www.maschereumbre.it/concorso/index.html

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One Thought to ““Ciò c’ha esser, convien sia”, la commedia ‘umbra’ dell’arte”

  1. […] questo contesto le Maschere Umbre della Commedia dell’arte, scoperte e nate nella passata edizione del 2015, saranno comunque il perno centrale dell’intera […]

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