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Donne nel Mondo. L’Umbria regione sempre più multiculturale

donne immigrate

Nel percorso che porta verso l’8 marzo, la Festa della Donna, in Provincia si è tenuto l’incontro dal titolo “Donne del Mondo” le condizioni delle donne migranti in Umbria, organizzato dalla Consigliera di parità della Provincia di Perugia Gemma Bracco insieme a CGIL.

Durante il convegno Lorenzo Testa dell’Ires Cgil Umbria ha presentato di dati relativi alla migrazione in Umbria, che parlano di un aumento di 22,4% di donne migrati dal 2012 al 2016 in Italia, mentre in Umbria il dato si attesta all’11%. A migrare di più nel cuore verde d’Italia sono le donne rumene (30,1 %) seguite da quelle albanesi con il 13,2%. Le città con il maggior numero di donne straniere sono: Perugia (21,3%), Terni (13,5) e Foligno (7,2%). 

“L’Umbria si conferma come una regione multiculturale – ha detto Vanda Scarpelli CGIL Perugia – con migranti donne che appartengono a paesi diversi e questo è una dato positivo perché la diversità è sempre un arricchimento. Nonostante la crisi abbia colpito molti settori dell’economia, nella nostra regione si assiste ad un aumento delle richieste di cittadinanza e dell’ottenimento delle stesse, segno che in Umbria c’è una buona integrazione. L’incontro di oggi è l’occasione giusta per mettere in evidenza il lavoro delle donne migranti che, nel pensare comune, sono quelle che arrivano in coda ai maschi che lavorano. Spesso non è così. Sempre di più sono le donne che per scelta decidono di venire nel nostro paese per lavorare e integrarsi. In questo percorso di migrazione c’è una forte catena nobile legata al “donna chiama donna”, ovvero chi già lavora in Umbria chiama altre connazionali a venire proponendo loro un lavoro concreto”.

“Con questo interessante convegno – ha detto Bracco – ci avviamo verso l’8 marzo. L’integrazione per le donne che arrivano in Umbria è molto importante e questa si riesce ad ottenere quando si ha un lavoro, preferibilmente non precario ma in Umbria i dati confermano che solo una donna su 2 ha un lavoro ovvero una percentuale di disoccupazione del 50%. Un paese civile – ha concluso Gemma Bracco –  deve guardare verso l’inclusione nel rispetto delle regole”.

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