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Enigma Monna Lisa: in Umbria sulle tracce della sua vera identità

gioconda

di Benedetta Tintillini

 

Da più di cinquecento anni la Monna Lisa di Leonardo da Vinci, il quadro più celebre nella storia dell’umanità, osserva quieta e disincantata quanti si affollano al suo cospetto e quanti dedicano la loro vita al suo studio; e da più di cinquecento anni il segreto che avvolge la sua identità è uno dei “gialli” più coinvolgenti tuttora irrisolti.

Indaga anche la troupe della Sydonia Production che sarà in Umbria per la realizzazione di un documentario dal titolo “Identità Monna Lisa”, per la regia di Luca Trovellesi e la sceneggiatura di Claudio Centioni, e che andrà in onda in esclusiva sulle reti Mediaset.

Quattro sono i volti che, secondo un’analisi scientifica del 2004, sono stati realizzati sulla tavola di pioppo dal genio di Vinci, e quattro sono le ipotesi più accreditate che sono state formulate, in tempi più o meno recenti, sempre da studiosi italiani.

Il documentario si propone di vagliare le quattro teorie ripercorrendo i luoghi dove si presume l’opera sia stata realizzata e dove le quattro ipotetiche protagoniste hanno vissuto, il tutto supportato da documenti sia editi che inediti oltre al contributo di storici e ricercatori.

Non dimentichiamo che i luoghi, in questa opera di Leonardo come in altre, rivestono un’importanza rilevante nell’identificazione della donna ritratta e sono anch’essi oggetto, al pari del soggetto principale, di alcune teorie che vogliono il paesaggio alle spalle della Monna Lisa riconducibile e diverse località italiane.

La prima, tradizionale identità è tutta fiorentina: quella che le fu attribuita da Giorgio Vasari nella sua opera “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”. Secondo il Vasari il quadro ritrarrebbe Lisa Gherardini moglie di Francesco del Giocondo, nobile mercante fiorentino. Tale ipotesi ai giorni nostri è sostenuta dallo studioso Giuseppe Pallanti, autore delle ricerche archeologiche e biologiche condotte nel 2015 sulla sepoltura della Gherardini nel Convento di Sant’Orsola a Firenze.

Una seconda ipotesi ci conduce nelle Marche e scaturisce da un’intuizione di Carlo Pedretti del 1957. Tale teoria, sostenuta anche dagli studi di Roberto Zapperi, vuole che la modella della tavola di Leonardo sia Pacifica Brandani da Urbino. Pacifica fu amante di Giuliano de’ Medici e morì dando alla luce il futuro cardinale Ippolito. L’identificazione dei paesaggi retrostanti in quelli marchigiani, da parte di Olivia Nesci e Rosetta Borchia, sosterrebbe ulteriormente tale tesi.

Nel suo peregrinare Leonardo da Vinci arriva a Milano alla corte degli Sforza ed è qui, secondo le ultime due teorie, che va cercata l’identità della dama. La prima tesi vuole che sia Bianca Giovanna Sforza, figlia di Ludovico il Moro, la donna ritratta. Secondo gli studi condotti da Carla Gori, anche sulle sigle e i numeri nascosti nel dipinto, il ponte a destra della Monna Lisa sarebbe identificabile con il Ponte Gobbo sul Trebbia nei pressi di Bobbio e l’abito della Monna Lisa sarebbe riconducile alla moda sforzesca degli anni 90 del ‘400.

E’ Isabella d’Aragona Sforza duchessa di Milano l’ultima (in ordine temporale) identità proposta, ipotizzata dallo storico dell’arte Luca Tomìo, che ha condotto la troupe del documentario in Umbria. Tale ipotesi, già anticipata nel recente libro dello stesso Tomìo scritto con Marco Torricelli e presentata in un recente convegno a Milano nell’ottobre 2018, si basa sia sull’identificazione geomorfologica del paesaggio con la Valle dell’Adda e le prealpi lecchesi, sia sulle convergenze storiche e stilistiche che vedrebbero l’originale del Louvre e la copia del Prado eseguite in un periodo tra dicembre 1511 e febbraio 1512 da Leonardo e dall’allievo Francesco Melzi, nella villa di quest’ultimo a Vaprio d’Adda.

Sembra proprio che le tesi più recenti siano concordi nel ricercare l’identità della Gioconda in terra lombarda: Monna Bianca o Monna Isabella? L’enigma resta e le indagini continuano su quello che non sarà mai un “cold case”.

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