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Firenze dedica una mostra all’eclettica personalità di Leopoldo de’ Medici (video)

leopoldo de medici

di Benedetta Tintillini

 

Il 6 novembre scorso, data che coincide con quella del quarto centenario della nascita del principe Leopoldo, è stata inaugurata, presso il Tesoro dei Granduchi di Palazzo Pitti a Firenze, la mostra Leopoldo de’ Medici Principe dei collezionisti, che resterà aperta al pubblico fino al 28 Gennaio 2018.

Il Principe cadetto Leopoldo de’ Medici, figlio del Granduca Cosimo II e dell’arciduchessa Maria Maddalena d’Austria, visse a Firenze tra il 1617 ed il 1675. Divenne, per opportunità politiche, cardinale a cinquant’anni, ma la sua ardente passione fu sempre la cultura in ogni sua espressione: curiosità unita al buon gusto, sete di sapere disgiunta dagli obblighi della Curia romana tra i caratteri distintivi di Leopoldo de’ Medici, riflessi nelle sue scelte artistiche. Accademico della Crusca, vicino a Galileo ed alla sua scuola, fondò con il fratello l’Accademia del Cimento oltre a realizzare, nel corso della sua vita, una vastissima collezione di opere ed oggetti di cui il corpus della mostra è un esaustivo esempio.

Avvicinare la personalità di Leopoldo e conoscere più da vicino i suoi gusti raffinati e la profonda cultura è quanto si ripropone questo appuntamento, grazie anche ad un allestimento di grande effetto curato nei minimi particolari. Taffetà vinaccia per la tappezzeria, a ricordare quello rosso dei lussuosi appartamenti del cardinale posti al secondo piano di Palazzo Pitti, dove la sua vastissima collezione era originariamente costudita, e teche dello stesso colore, amplificano la preziosità delle opere e degli oggetti.

All’ingresso ci accoglie la grande statua del cardinale Leopoldo realizzata dal Foggini proveniente dal Corridoio Vasariano, oltrepassando la quale, improvvisamente, entrando nella prima sala dedicata alle antichità, la meraviglia si mescola allo stupore. Il cardinal Leopoldo, nonostante i molti scritti e carteggi lasciati, non cessa di riservare sorprese riguardo alle sue scelte artistiche: reperti di arte egizia, nuragica, e soprattutto romana, possono essere ammirati nella loro suggestiva collocazione, al centro della sala la Venere Celeste, tra le opere predilette dal cardinale, mentre suscita una certa curiosità il grande Priapo con zampe leonine, forse il pezzo più particolare della collezione, per lungo tempo, dopo la morte del cardinale, celato per pudicizia ed ora riscoperto per essere approfonditamente studiato.

La seconda sezione è dedicata alle scienze ed alle lettere, a testimoniare il profondo interesse di Leopoldo verso la scienza, e la curiosità per gli oggetti di pregio provenienti da paesi esotici e lontanissimi: tra i tanti attira l’attenzione una maschera in travertinite verde proveniente dal Messico. Poi Astrolabi, orologi solari, compassi, sfere armillari ed un giovilabio, strumento ideato da Galileo per il calcolo del rapporto di moto dei satelliti di Giove a testimonianza del profondo legame che unì lo scienziato al cardinale fanno bella mostra a testimoniare la cultura enciclopedica del principe.

Accademico della Crusca sin da giovane età, Leopoldo de’ Medici fu anche “collezionista anche parole”. Diede infatti un notevole contributo alla stesura del vocabolario, grazie al lavoro di ricerca dei vocaboli riguardanti specifici ambiti a lui assegnati. Alcune pagine dei suoi appunti sono presenti in mostra.

La collezione cresce con il passare degli anni grazie ai mercanti ed agli agenti sguinzagliati ovunque da Leopoldo ed alla sua sete incontenibile di curiosità e bellezza, di pari passo le opere che lo ritraggono mostrano il principe attraverso le varie fasi della sua vita: da neonato avvolto in preziosa biancheria, da bambino a cavallo nel grande e poco conosciuto quadro proveniente dal castello di Konopiště in Boemia, a miniature e ritratti che lo raffigurano in diverse età fino ai busti, le sculture ed i quadri con indosso l’abito cardinalizio.

Nella sezione dedicata agli oggetti d’arte sono esposti, tra gli altri, una terracotta invetriata di Luca della Robbia, oggetti in avorio di provenienza nord europea, altaroli e preziosi reliquiari.

Alla glittica ed alla numismatica è dedicata un’apposita sezione, mentre un’ardua selezione tra i suoi dipinti mostra, nell’area dedicata, il gusto del cardinale nel tentativo di riprodurre l’aspetto del suo appartamento. Cornici preziosissime adornano le mirabili tele di Lorenzo Lotto, Pontormo, Veronese, Dosso Dossi, solo per citarne alcuni, mentre una sezione a sé stante è dedicata agli autoritratti, un’altro tema prediletto dal cardinale, che ha gettato le basi per la grande collezione presente nel corriodio Vasariano.

Rembrandt, Dürer… ma uno su tutti spicca, in omaggio alla figura di Leopoldo, quello che lui non riusì mai ad avere: l’autoritratto di Michelangelo Cerquozzi. Opera che il cardinale anelò di comprare per lungo tempo senza finalizzare mai l’acquisto e che ora, come afferma con una punta d’orgoglio il direttore degli Uffizi Eike D. Schmidt, gli Uffizi simbolicamente regalano, dopo aver ricevuto tanto, a Leopoldo de’ Medici, a completamento, dopo quattrocento anni, della sua magnifica collezione.

 

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