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Greenpeace in azione durante l’assemblea azionisti di Generali

carbone

Alcuni attivisti di Greenpeace Italia sono entrati in azione giovedì mattina a Trieste, durante l’Assemblea degli azionisti di Assicurazioni Generali, aprendo un enorme striscione con la scritta “Generali – Basta assicurare carbone e cambiamenti climatici”, proprio all’ingresso del palazzo che ha ospitato l’evento. In contemporanea, altri attivisti hanno portato dei sacchi di carbone all’ingresso del palazzo, per protestare contro gli investimenti del gruppo assicurativo nella fonte fossile più inquinante. Gli attivisti di Greenpeace hanno inoltre chiuso l’area con transenne ed un cartello con la scritta “Attenzione: cambiamenti climatici in corso”.

«Siamo qui per mostrare a tutti, azionisti e non, il lato meno conosciuto del Leone di Trieste. Generali assicura alcuni tra gli impianti più inquinanti d’Europa, e non ha alcuna intenzione di smettere», dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e clima di Greenpeace Italia. «Stiamo parlando di centrali e miniere che si trovano in Est Europa, in particolare in Polonia, ma i cui impatti devastanti arrivano fin dentro casa nostra. Il settore del carbone polacco è responsabile infatti di più 5 mila morti premature stimate ogni anno, di cui oltre 400 anche in Italia»

Greenpeace chiede a Generali di smettere di assicurare impianti e miniere a carbone, come la miniera di Turow, responsabile dell’inquinamento dell’acqua di oltre 30 mila persone o l’impianto di Opole, la più grande espansione di centrale a carbone al momento in costruzione in Europa.

Con una recente inchiesta, Greenpeace Italia ha inoltre documentato che se da un lato Generali assicura il carbone più inquinante d’Europa, dall’altro non fa lo stesso con i cittadini colpiti dai peggiori impatti dei cambiamenti climatici. Il Leone di Trieste non assicura a Genova le case situate in alcune zone in passato colpite da alluvioni, completando così il paradosso che vede la compagnia triestina invece al centro degli investimenti in combustibili fossili che alimentano proprio i cambiamenti climatici.

Il gruppo assicurativo ha recentemente approvato una strategia sul cambiamento climatico, con cui prevede un disinvestimento di 2 miliardi di euro dal settore del carbone. Purtroppo, però, nessun provvedimento è previsto sul lato delle assicurazioni, e dunque Generali continuerà ad assicurare alcuni tra gli impianti maggiormente responsabili dei cambiamenti climatici, nonché di disastrosi danni ambientali e sanitari. Anche da un punto di vista finanziario, nonostante l’annuncio di disinvestimento, la strategia prevede una “clausola d’eccezione” che riguarda proprio l’Est Europa, dove sono situati questi impianti, che Generali continuerà dunque non solo ad assicurare ma anche a finanziare.

«Generali deve immediatamente disinvestire dal carbone, senza eccezioni, e deve smettere di assicurare infrastrutture legate a questa fonte inquinante, cominciando con il non rinnovare i contratti in scadenza», continua Iacoboni. «Solamente compiendo questo primo passo, e continuando poi con i settori del petrolio e del gas, Generali potrà dimostrare di stare dalla parte delle persone, e non delle grandi aziende che inquinano il Pianeta e scaricano gli impatti e i costi sui cittadini», conclude.

Durante l’assemblea degli azionisti sono state consegnate a Generali le oltre 100 mila firme raccolte in Europa tramite diverse petizioni – promosse da Akcja Demokracja, We Move e Greenpeace – per chiedere al gruppo triestino di non assicurare più il carbone.

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