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Spettacolo del laboratorio teatrale del liceo “Sogno di una notte di mezza estate”

“ IL SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE ”

DA WILLIAM SHAKESPEARE

ADATTAMENTO E REGIA DI FRANCESCO TORCHIA

Lo spettacolo si svolgerà venerdì 30 maggio 2014, alle ore 11.00 e alle ore 21.00,

presso il Teatro comunale di Todi

 

Lo spettacolo finale del Laboratorio teatrale “Liminalia” costituisce da molti anni un “fiore all’occhiello” dell’offerta formativa del Liceo, proponendo una “rivisitazione” dei testi e degli autori teatrali moderna ed accattivante, in cui gli studenti partecipanti al Laboratorio e protagonisti dello spettacolo sono pienamente coinvolti, potendo esplicitare la propria creatività e curiosità intellettuale. Infatti, uno degli aspetti più interessanti del nostro Laboratorio teatrale è costituito dal rapporto che viene istituito con il mondo attuale, anche quando il testo rappresentato appartiene ad un’epoca lontana. In altri termini, i testi messi in scena hanno sempre un riferimento al mondo che viviamo, proprio perché più vicino alla sensibilità degli allievi; in tal modo, si getta un ponte tra il passato e il presente, perché un grande testo teatrale è in grado di proiettare i suoi significati fin nel cuore della contemporaneità.

E infatti, i risultati del nostro Laboratorio teatrale sono davvero straordinari, in quanto comportano una crescita interiore dei nostri allievi, che affinano le proprie capacità relazionali e le proprie attitudini alla ricerca, sviluppando curiosità e talento, volontà di partecipare e di creare. Quest’anno, lo spettacolo rappresenterà il “Sogno di una notte di mezza estate”, da William Shakespeare, con l’adattamento e la sapiente regia di Francesco Torchia, storico animatore del Laboratorio “Liminalia”; lo spettacolo si svolgerà venerdì 30 maggio 2014, presso il Teatro comunale di Todi, con due rappresentazioni, la prima alle ore 11.00 per la nostra comunità scolastica, e la seconda alle ore 21.00 per l’intera cittadinanza.

Lo spettacolo, quindi, vedrà i nostri studenti, a quattrocentocinquanta anni dalla nascita di William Shakespeare, celebrare la “contemporaneità” del bardo di Stratford mettendo in scena una delle sue più amate (e più rappresentate) opere: il “Sogno di una notte di mezza estate”. Alla base di questa scelta, c’è la convinzione che dietro quella storia fantastica e bizzarra, dietro quelle parole così poetiche, intessute di un linguaggio metaforico all’ennesima potenza (ma per niente ampolloso Lo spettacolo, quindi, vedrà i nostri studenti, a quattrocentocinquanta ed enfatico), si manifesti una sostanza universale, extratemporale, capace di parlare ancora e con la stessa forza ai nostri cuori, alle nostre menti. Lo spettacolo prevederà qualche variazione sul tema, forse qualche ulteriore complicazione del già intenzionalmente intricato testo shakespeariano, insomma svilupperà un adattamento ed una rielaborazione drammaturgica che meglio si adattino alla taglia (forme e modelli comportamentali) dei liceali dei nostri anni. In particolare, la messa in scena amplificherà la dimensione onirica, raccontando di un sogno plurimo dentro un sogno comune che divide e poi fa convergere in unico punto i diversi personaggi dell’opera scespiriana, in un viaggio iniziatico e visionario “al termine della notte”. L’antinomia tra il giorno e la notte diviene così il filo rosso a partire dal quale si dipana tutta la tessitura del racconto scespiriano. Il giorno, regolato dalla Legge, che è prima di tutto legge morale e poi legge sociale, incarnata in formalità e formalismi che, attraverso prescrizioni, obblighi e divieti, regolano – in base ai principi del buon vivere – i comportamenti degli uomini; la notte, dominata dalla selvaggia anti-legge del desiderio, nella quale le forze primordiali e sorgive, le pulsioni più profonde, la vitalità della libido (che altro sono gli elfi e le fate se non l’incarnazione di tutto questo?) prendono il sopravvento, sconvolgendo i teneri cuori dei quattro innamorati protagonisti del viaggio, e non solo. La “ragione” e la coscienza sono dunque dalla parte del giorno, mentre l’inconscio primeggia nei territori della notte. Se si vuole, ancora una volta la classica contrapposizione tra Apollo e Dioniso, tra l’apparente consolatoria perfezione formale del mondo da svegli e la delirante ebbrezza informale del mondo dei sogni. E sul confine tra la notte e il giorno, a fare da spartiacque e nello stesso tempo da trait-d’union tra i due mondi, ci sono i Comici, cioè il Teatro che, per Shakespeare (ma anche per noi), è quell’arte, magari scombinata e folle, in grado tuttavia di mettere in comunicazione i poli contrapposti, rendendo nel contempo meno pericolosa e minacciosa la forza travolgente delle passioni notturne e più conforme alle leggi della natura la vita diurna. È del resto la funzione che in tutta la sua opera Shakespeare affida al teatro, nelle sue forme più alte e più colte (la tragedia) e in quelle più basse e popolari (la commedia, persino quella improvvisata ed insipiente dei Comici del Sogno): s-velare ciò che la false verità del giorno nascondono, ritrovare l’autenticità, con tutto il suo portato di silenzi, lacrime, sangue e risa anche sguaiate, espulsa a forza dalla “ragione” chiacchierona della vita d’ogni giorno. Il teatro nel teatro perciò, al pari del sogno dentro il sogno, è (o meglio dovrebbe essere) non l’evasione di un momento, ma piuttosto una fuga senza ritorno, un nomadismo permanente che sovverte e nello stesso tempo salva. È quindi sulla base delle considerazioni fin qui esposte che va intesa la veste quasi da musical di questa messa in scena, così come la sua torsione in direzione di una sortadi opera rock e psichedelica.

Si auspica, quindi, una larga partecipazione di pubblico a questo “intrigante” spettacolo che segnala la vivacità progettuale del nostro Liceo e la sua peculiare attitudine alla promozione del talento e della creatività giovanili.

IL DIRIGENTE SCOLASTICO

(Prof. Sergio Guarente)

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