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La chiesa di San Nicolò a Sangemini: ascesa, crollo e rinascita di un monastero benedettino

san nicolò

di Benedetta Tintillini

 

Appena fuori dalle mura urbiche di Sangemini si trova il complesso benedettino di San Nicolò, attualmente di proprietà degli eredi Violati.

La chiesa, dedicata a San Nicolò, appunto, fu edificata poco dopo l’anno mille, ed è tra le più antiche, se non la più antica, dell’intera regione, su edifici preesistenti “riadattati” allo scopo.

A prima vista sembra una chiesa come molte altre, ma, a guardare bene, sono molti i particolari che la rendono unica, e particolarmente suggestiva.

Appena dopo l’ingresso la prima cosa che salta all’occhio è la presenza di una “torre”, ovvero di mura di un edificio preesistente inglobato nella struttura della chiesa; non un caso isolato in Umbria, ma questo, di certo, è l’esempio più antico.

Le navate sono tre, ma quella di sinistra ha un andamento non rettilineo: la parete esterna da stretta tende ad allargarsi, per poi stringersi nuovamente, il ritmo dettato poi dalle colonne e dai pilastri non è speculare tra la fila di destra e quella di sinistra.

Anche i capitelli non sfuggono a questa particolare legge: il più antico, con figure umane, è sicuramente materiale di spoglio di epoca tardo romana, gli altri, invece, sono coevi alla sistemazione della chiesa.

Anche se non ce ne rendiamo conto, la facciata è obliqua rispetto all’asse della chiesa e, percorrendo la navata fino in fondo, sono visibili i resti di un preesistente abside emisferico dentro l’attuale, quadrato.

Purtroppo il complesso di San Nicolò è passato attraverso alterne fortune. Raggiunse il massimo dello splendore tra il 1000 ed il 1200, e dopo un inesorabile declino, nel 1500 era già in totale abbandono.

Crollò il muro di destra, parte della facciata ed il tetto. Il portale venne asportato e venduto ad un antiquario ed ora fa bella mostra di se al Metropolitan Museum di New York, quello che vediamo ne è una copia fedele. Il pavimento fu invaso dall’erba e gli affreschi che la decoravano, esposti per secoli alle intemperie, andarono inesorabilmente perduti per sempre.

Tutto ciò che rimane di essi è qualche frammento, una Madonna con Bambino firmata da Ruggero da Todi ed un San Gregorio Magno.

Solo negli anni ’60 del secolo scorso il sito fu acquistato dalla famiglia Violati e totalmente recuperato. Gli ambienti del Monastero non sono visitabili perché adibiti ad abitazione.

Nonostante le alterne fortune il fascino del sito è indiscutibile, più di mille anni di storia conferiscono un’atmosfera che si respira e che coinvolge il visitatore. Già dall’esterno sono leggibili i segni della sua storia, dal marcapiano della facciata non allineato, segno di uno smottamento del terreno, a piccoli particolari come i “gufi” materiale di spoglio anch’essi, inglobati nelle mura.

Trovare tutti questi piccoli particolari sarà per il visitatore una piacevole caccia al tesoro, in un percorso a ritroso nella nostra Storia.

 

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