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L’arte contemporanea cinese sbarca a Todi

Il recupero della memoria del passato annichilita dalla pervasività del materialismo imperante

Sabato 30 agosto 2014 alle ore 18.00, presso la propria sede di Todi (Corso Cavour 57-59), BRIC Art inaugura la mostra “Nel silenzio tra due onde: astrazione e semplicità nell’arte contemporanea cinese”.

BRIC Art, società cinese che si occupa di promuovere l’arte contemporanea del paese asiatico e che già gestisce a Pechino uno dei più importanti spazi espositivi della capitale, ha deciso di puntare anche sull’Italia, allestendo una sede a Todi (The BRIC Art Space), che ospiterà la mostra fino al prossimo 15 ottobre.

Nel 1991 R. S. Levine, Professore di Architettura nell’Università del Kentucky (USA), indicò Todi quale modello di “città sostenibile”, sia per le sue dimensioni, sia anche per la sua capacità di re-inventare continuamente se stessa nel tempo. Ed è precisamente a questa filosofia di vita che si ricollega BRIC Art, individuando nella città di Todi il luogo per stabilire il suo secondo spazio espositivo, dopo quello di Pechino.

Gli artisti cinesi, di cui BRIC Art ha selezionato le opere per la mostra di Todi, sono Cao Jigang, Guang Jingjing, Sun Ce e Tian Xiaolei. E’ stata inoltre inclusa una sottosezione dedicata a tre giovani artisti provenienti dalla Facoltà di Arte della Tsinghua University di Pechino: Chen Yu, Sun Moqing e Wen Le.

“Il nostro obiettivo – spiega il Direttore Artistico di BRIC Art, Filippo Fabrocini – è quello di offrire agli studiosi, ai collezionisti e, in generale, al più vasto pubblico una visione comprensiva di uno sforzo artistico che è al momento scarsamente conosciuto in Italia ma che sta catalizzando un crescente interesse nel resto dell’Europa, negli Stati Uniti e, ovviamente, in Asia”.

Il poeta Zhao Ye ha scritto recentemente a proposito del suo stesso paese, la Cina: “(…) la situazione che fronteggiamo può essere riassunta nel fatto che la nazione sopravvive, ma la terra è morta. La nostra civilizzazione è stata oltraggiata molti anni fa, ormai abbandonata al tramonto con il solo vento che spira dall’ovest”. Quest’affermazione è cruciale al fine di comprendere la maggior parte delle opere che sono state selezionate per questa mostra. Oggi la Cina si trova a confrontarsi con un materialismo e un consumismo crescenti, congiuntamente ad un processo di industrializzazione selvaggio, che ha inquinato e devastato mortalmente l’ambiente circostante. Inoltre, in questa spinta verso la “modernizzazione”, non sembra esserci alcuna sensibilità nel distinguere ciò che è “antico” rispetto a ciò che è semplicemente “vecchio”, con la conseguenza che edifici di rilevanza storica invece che monumenti anche importanti sono stati rasi al suolo per far spazio a costruzioni immense, aree commerciali oppure residenziali, siti industriali. La storia è sempre più assente dalla Cina, la sua natura è sempre più devastata. Sono questi i problemi con cui gli artisti selezionati per la mostra di Todi si confrontano: la scomparsa della natura congiuntamente alla scomparsa della memoria del passato.

La loro arte è sostanzialmente e formalmente distante dallo stile occidentalizzante della maggior parte dell’arte contemporanea cinese, almeno da quella che ha ricevuto le maggiori attenzioni dal mondo occidentale. Stiamo parlando di autori come Fang Lijun, Wang Guangyi e Yue Minjun, molto noti in Occidente. Sono molte le caratteristiche delle opere prossimamente esposte a Todi che le rendono estremamente interessanti, per non dire eccitanti. Tutti questi artisti amano alimentare le proprie idee prendendo le mosse dalla tradizione filosofica e dalla spiritualità della loro millenaria cultura. Tutti questi artisti preferiscono interrogarsi sul significato ultimo della loro esistenza al fine di difendersi dalle false apparenze derivanti da un materialismo sempre più dominante.

Tutti loro guardano al processo di creazione artistica come a un processo di auto-consapevolezza, una interminabile e paziente disamina del costante flusso di pensieri, percezioni ed emozioni che costituisce la nostra stessa vita. È la sati della pratica buddhista, termine a cui la traduzione “auto-consapevolezza” non rende pienamente giustizia. La parola Pali sati, infatti, rimanda ad un processo di ritenzione del passato, alla memoria del passato.

Questo è il motivo per il quale BRIC Art ha deciso di veicolare le opere di questi artisti in Europa. “Infatti – conclude Fabrocini – siamo convinti che essi rappresentino il futuro dell’arte contemporanea cinese. Essi interpretano questo straordinario movimento dal passato al presente e dal presente al futuro, congiuntamente al movimento dal locale al globale e viceversa, che rende l’arte realmente contemporanea”.

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