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Libri. L’inganno della matematica: “Noi siamo incalcolabili” di Stefano Diana

stefano diana noi siamo incalcolabili

di Benedetta Tintillini

 

La matematica silenziosamente decide le nostre scelte, le indirizza, le prevede, le “gestisce”. Dai sondaggi agli exit-poll, da ciò che i social propongono alla nostra attenzione (a discapito di altri contenuti, molto spesso di qualità maggiore) alle leggi che regolano la nostra società, la nostra illusoria libertà è gestita da calcoli che altri hanno fatto per nostro conto, decidendo cosa per noi è interessante, istruttivo, e, soprattutto, cosa è vero.

La presunta verità assoluta che la matematica ci propone può risultare, da un lato, perfino rassicurante, non lasciando nulla al caso o all’imprevisto, così capace di creare una realtà oggettiva inoppugnabile; ma qualsiasi calcolo matematico si basa su presupposti, e prende in considerazione parametri numerici, la cui scelta è, inevitabilmente, soggettiva.

E’ questa nostra natura che, fortunatamente, apporta un’alea che non è possibile calcolare, che ci rende unici e capaci di azioni che vanno oltre ogni aspettativa, previsione o calcolo.

Questa è la tesi argomentata nel volume “Noi siamo incalcolabili. La matematica e l’ultimo illusionismo del potere”, ultimo libro di Stefano Diana edito da Stampa Alternativa.

Ingegnere informatico, creativo per la pubblicità e docente di comunicazione pubblicitaria, Stefano Diana è alla sua seconda esperienza editoriale; il primo libro, dal titolo “Wc Net – Mito e luoghi comuni di internet”, pubblicato nel 1997 per Minimum Fax, nacque dall’esigenza di contrastare la disinformazione che dilagava all’epoca dell’arrivo massiccio di internet in Italia.

Questo secondo libro, la cui “genesi” è durata ben dicei anni, è nato per mettere in discussione il metodo attualmente imperante di osservazione ed analisi della realtà, che altro non è che il risultato di un miscuglio tra un punto di vista umanistico e uno matematico. L’uso smodato dei formalismi e della matematica nello studio dell’essere umano mette a rischio il futuro stesso dell’uomo, per il quale viene concepita a tavolino una realtà non a sua misura, con la quale risulta inevitabilmente frustrante il confronto.

Sintomatico è l’episodio che ha suscitato l’esigenza di scrivere sull’argomento: tutto è scaturito dalla lectio magistralis di Benedetto XVI del 2006 a Ratisbona, durante la quale, citando l’Imperatore bizantino Emanuele II nella sua frase in cui disse che “l’Islam che venne in Europa a portare solo la spada”, il Papa emerito attirò su di sé le ire dei mussulmani del mondo. La non valutazione delle ripercussioni delle sue parole nella società, mostrò i “limiti” dello studioso non immerso nella sua contemporaneità.

Il segreto per riacquisire la giusta misura nei rapporti interpersonali e con l’intero cosmo è, secondo l’autore, ripartire dal corpo grazie alle informazioni che, per la prima volta nella storia dell’uomo, le neuroscienze sono in grado di fornire. Attraverso tali strumenti possiamo essere in grado di demolire il modello fittizio di essere umano che l’economia matematica ha creato e per il quale genera leggi non aderenti alla realtà che ci rendono, giocoforza, infelici ed inadeguati.  

Stefano Diana definisce la matematica una sorta di psicofarmaco, per la sua capacità di mettere apparente ordine al nostro caos interiore, che cambia e si rinnova costantemente, illudendoci di essere padroni della nostra esistenza. Ma il mondo della matematica è un mondo di astrazione che fa capo a modelli inesistenti dove non esistono i sentimenti, doppi giochi, o variazioni umorali. Presuppone verità eterne, un mondo dove tutto ciò che dovrebbe fare l’uomo è trovare la sua strada in un labirinto già definito.

La propensione all’utilizzo di questo strumento da parte di chi gestisce il potere è data dalla sua semplicità e dalla sua capacità di semplificare le cose ordinandole, attraverso un’apparenza scientifica, che le fornisce credibilità riuscendo a giustificare persino la prepotenza.

I problemi reali, posti sotto forma matematica, richiedono un dibattito in termini matematici, “trucco” che rende l’uomo comune inerme nel difendere i propri diritti. La traduzione in atti concreti dei presupposti matematici fa poi il resto, lasciando ampia facoltà di manovra, persino, talvolta, contro l’etica, ma sotto lo scudo della scienza.

Da un tale stato di fatto ne traggono vantaggio gli egoisti, la cui illusoria felicità deriva dall’elogio della dismisura, della faraonicità, delle grandi opere, dei grandi capitali, egoisti che sono tutt’ora considerati il campioni della specie, modelli da imitare.

Qual è quindi la soluzione ad un tale stato di fatto? Il segreto per vivere in un mondo veramente a misura d’uomo è apparentemente semplice: empatia e curiosità verso gli esseri umani, abbattimento dell’egoismo che ha guidato le scienze sociali e lo sviluppo della società, negli ultimi 3-400 anni.

Rifuggire l’immaterialità ed illimitatezza illusoria della nostra epoca, tipica degli strumenti tecnologici in nostro possesso, riacquistare la dimensione umana nei rapporti, abbandonare il mondo di astrazioni che ci viene propinato per tornare sulla terra. Riappropriarsi del proprio corpo riscoprendo come siamo fatti, amando ed accettando le nostre e le altrui imperfezioni, comprendendo e rispettando gli altri.

Dobbiamo tornare ad essere la variabile che scardina ogni calcolo e che sorprende, perché l’essenza umana è più grande di qualsiasi numero mai immaginato; non dobbiamo permettere ad altri di gestire le nostre vite e di farci ingabbiare dai numeri, non lesiniamo affetto e positività, ci stupiremo nell’accorgerci che noi siamo incalcolabili.

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