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Drammaturgia. Occhisulmondo a Parigi per indagare il dramma dello scontro sociale fra culture diverse

occhisulmondo

“Il nero”, questo il nome del progetto firmato Occhisulmondo, che andrà a chiudere il cerchio della trilogia su William Shakespeare. Dopo To feel (“Romeo e Giulietta”) e Un Principe (“Amleto”), la compagnia si cimenta ora in una nuova ricerca che ruota intorno all’Otello, con un riadattamento drammaturgico dall’opera curata da Massimiliano Burini, che ne è anche il regista, e Giuseppe Albert Montaldo, con la consulenza dell’antropologo Matteo Fiorucci.

Il percorso è iniziato con una traduzione della tragedia shakespeariana “perché è importante – sottolinea il regista –  poter dare sempre una propria lettura personale”, per poi passare al riportare il testo a un altro livello, quello dell’adattamento. “Abbiamo fatto delle scelte di riduzioni testuali importanti, spostamenti di alcune scene, per creare un altro tipo di continuità, che a noi serviva per affrontare quello che volevamo raccontare”. E la narrazione, seppur si distanzia dall’opera originale, ne rispetta personaggi, svolgimento dei fatti, cambiandone però la condizione, il tempo. Partendo infatti dal domandarsi quale sarebbe stata, se Shakespeare fosse nato ai nostri tempi, l’ambientazione che il bardo inglese avrebbe scelto per raccontare la storia del Moor of Venice, la piéce viene ricollocata ai nostri giorni, e Venezia diventa Europa, che al momento rappresenta il centro dell’economia occidentale che viene attaccata da una cultura “mora”. Una cultura che va a scontrarsi violentemente con principi completamente diversi dai suoi. Una declinazione che viene spontanea alla compagnia, sempre attenta ai cambiamenti della società e con lo sguardo aperto costantemente sull’uomo contemporaneo.

“In questa nostra fase – spiega Massimiliano Burini – era interessante trovare un’opera classica che in sé potesse parlare di tanti argomenti che in questo momento sono specchio della nostra società. Argomenti forti come la migrazione, la diversità, la violenza di genere e, soprattutto, la grande violenza culturale. Credo che in “Otello” tutti questi temi siano ben sintetizzati. Sarebbe infatti un errore declinarlo solo come dramma della gelosia, che è quello che salta all’occhio nei ricordi di tutti. In effetti, studiando l’opera approfonditamente, emerge più un dramma dell’eros. E l’eros è una pulsione che produce una serie di correlazioni ampissime che non sono legate solo al mero rapporto fisico, ma anche a una bramosia di potere e a un senso di possesso che possono, a loro volta, degenerare in ulteriori azioni, e reazioni”.

Inoltre, nell’opera Otello è lo straniero, anche Cassio lo è rispetto a Iago. Ancora, a un certo punto, tutti i personaggi si ritrovano stranieri in una terra di non appartenenza. “C’è qualcosa che differenzia ed eguaglia le persone. In più c’è un rapporto molto forte con una classe sociale, molto potente. Stiamo parlando dei Dogi, una classe militare potente. Oggi noi vediamo una classe dirigente, una “casta”, che fa da padrona e che viene attaccata nel suo stile di vita e di cultura. A pagarne le spese è la società. Interessante per noi sono gli esseri umani, le persone che restano infatuate, o colpite, o alienate dalle false chimere. Quello che volevamo era indagare i principi stessi della differenza, la diversità della diseguaglianza sociale attraverso una storia che racconta come gli uomini perdono il controllo delle proprie passioni. E come nessuno sia al sicuro. Il nostro tentativo, dunque, è cercare di raccontare questa storia riportandola alla nostra Europa, nel momento in cui è attaccata da questa (diversa) cultura che ci colpisce in maniera diretta, in pieno cuore. Con una violenza esagerata”.

Il viaggio di ricerca – La compagnia è in procinto di partire per Parigi dove passerà l’intero mese di maggio e usufruirà della residenza dell’Istituto Italiano di Cultura. Al termine dei trenta giorni OSM presenterà una restituzione pubblica all’interno dei Cantieri D’Europa, rassegna curata dal Théâtre de la Ville, in francese e in italiano (30 maggio 2018). Un momento importante da cui partirà il progetto di produzione vero e proprio. “Andremo a Parigi perché rappresenta un luogo dove sono accaduti dei fatti che hanno colpito al cuore l’Europa. Non mi sento italiano, ma europeo nella misura in cui percepisco che vengo giudicato, attaccato. Tra l’altro, nel caso della capitale francese, abbiamo un luogo dove c’è una popolazione multirazziale e multiculturale estremamente inserita da generazioni. Vedere che la violenza nasce lì ci fa ben intendere che l’intento è quello di colpire una delle “città aperte”, più europee”. Il viaggio di Occhisulmondo sarà “uno studio per completare il nostro testo e arricchirlo di quello che sono le risposte della società civile a tanta violenza. Di libri ne abbiamo letti tanti, ora vorremmo vivere il luogo in una chiave antropologica, monitorarlo, ascoltare le persone dopo gli accaduti. Parigi ha reagito con una forza enorme. Andando avanti”. L’urgenza è “studiare le parole giuste che i nostri personaggi devono pronunciare. Deve trasudare la paura, la tensione, ma anche il riscatto, la dignità e il coraggio che c’è dentro una comunità che viene attaccata brutalmente. Il testo sarebbe rimasto superficiale o solo intellettuale da un punto di vista drammaturgico senza questo passaggio”.

Il Nero – drammaturgia di Massimiliano e Giuseppe Albert Montaldo, con Caterina Fiocchetti, Daniele Aureli, Matteo Svolacchia, Greta Oldoni, Amedeo Carlo Capitanelli, Andrey Maslonkin, maschere di Mariella Carbone, costumi di Alessia Araminelli, scene di Francesco Sky Marchetti. In questa prima fase Occhisulmondo è sostenuta da Fontemaggiore e Indisciplinarte.

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