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Al via “Solidarietà piccante – un peperoncino per l’autismo”

Prenderà il via il 5 ottobre e proseguirà sino al 25 la quarta edizione di “Solidarietà piccante – Un peperoncino per l’autismo” una campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi a favore dei bambini autistici promossa dall’associazione Una breccia nel muro.

“Insieme alle piante di peperoncino – ha spiegato il presidente dell’associazione Alberto Zuliani presentando l’iniziativa – distribuiamo in 400 città un volantino che, attraverso fumetti, illustra i segnali più frequenti nei bambini autistici che consigliano di rivolgersi a uno specialista”. Una diagnosi precoce, anche prima dei 18 mesi di vita, e un trattamento immediato, ha spiegato Zuliani, “possono cambiare la vita di un bambino e recuperarlo a un vivere sociale dal quale sarebbe altrimenti escluso”.

Stefano Vicari, primario di neuropsichiatra dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù ha ricordato che l’autismo è la prima causa di invalidità al mondo in età infantile e che, come disturbo cronico, prevede trattamenti molto costosi. Questa sarà l’emergenza vera dei prossimi anni. Sono molti i trattamenti non basati sull’evidenza scientifica riconosciuti, purtroppo, dal Ssn, mentre quelli basati sull’evidenza non ricevono alcun sostegno, portando a uno sperpero delle risorse”.

Veneto Banca anche quest’anno sostiene questa iniziativa che permette, attraverso le 500 filiali, di raggiungere tutto il paese, anche le piccole realtà locali grazie alle filiali di banca Apulia. Marco Sabatini Scalmati, giornalista e padre di Matteo, un bambino autistico di 8 anni, ha portato la sua esperienza, raccontando che “una diagnosi specifica su questo disturbo non avviene, come dovrebbe essere, nei primissimi anni di vita (per Matteo, per esempio, e arrivata dopo i 5 anni e mezzo). Fino ad allora le famiglie sono generalmente lasciate da sole e si affidano spesso al passaparola. Anche dal punto di vista terapeutico, gli approcci suggeriti sono la logopedia e la psicomotricità, che non sono risolutive da sole nell’affrontare il disturbo. Dopo aver sentito vari pareri abbiamo scelto la terapia Aba (Analisi del comportamento applicata) che però non è ancora riconosciuta dal Ssn e le famiglie che non hanno possibilità economica debbono accontentarsi anche di sole due ore settimanali o addirittura rinunciare”.

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