Alessandro Haber legge ‘Lamenti’ di Gabriele Tinti al Museo dell’Ara Pacis

alessandro haber

Sabato 18 Novembre alle ore 16:00, presso il Museo dell’Ara Pacis di Roma, Alessandro Haber leggerà alcuni componimenti poetici di Gabriele Tinti ispirati al Pannello di Enea sacrificante ai Penati, presente sul fronte destro dell’Ara Pacis.

Le poesie sono state composte in forma di preghiera e ispirate a quella che Virgilio fa levare ad Enea (Eneide, VIII) quando sacrifica una scrofa sul luogo stesso dove verrà fondata Lavinio. Proprio questa vicenda mitica, ripresa nel pannello dell’Ara, costituisce fonte d’ispirazione per i versi di Tinti.

L’evento è promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

I componimenti, pensati per essere letti di fronte alle opere che li hanno ispirati, fanno parte di un progetto più vasto, che guarda ai capolavori del mondo antico. Nel progetto sono stati coinvolti negli ultimi anni alcuni importanti attori (tra i quali Joe Mantegna, Robert Davi, Burt Young, Vincent Piazza, Luigi Lo Cascio, Franco Nero e Alessandro Haber) e alcuni dei maggiori Musei al mondo come il Metropolitan di New York, ilJ. Paul Getty Museum ed il LACMA di Los Angeles, il British Museum di Londra, il Museo Nazionale Romano nelle sedi di Palazzo Massimo e di Palazzo Altemps, la Gliptoteca di Monaco, i Musei Capitolini e il Museo Archeologico di Napoli.

L’evento è realizzato grazie al supporto della Fondazione Terzo Pilastro-Italia e Mediterraneo / Ritratti di poesia e del The First Luxury Art Hotel Roma.

Lamenti – spiega Tinti – raccoglie una serie di scritti in forma di versi, frammenti e brevi saggi, destinati all’attore per dare voce a tutte quelle reliquie di mondi ed eroi del mondo antico. Questo tentativo muove da un tragico senso di morte e di vacuità che appartengono persino ai nostri capolavori, che vorremmo eterni. L’indeterminatezza che ha circondato spesso le loro attribuzioni, il carattere talvolta puramente ipotetico degli studi, le disiecta membra, la frammentarietà con la quale quasi sempre  sono giunti sino a noi dall’antichità, rappresentano quel che rimane del desiderio dell’uomo di avvicinarsi agli dei. Perché quel che riguarda il corpo è una corrente che passa, quel che riguarda l’anima sogno e vanità; l’esistenza è battaglia in terra straniera; la gloria postuma oblio (Marco Aurelio): lenta caduta nella dimenticanza, nell’indifferenza dell’inorganico. Neanche le nostre opere ne sono immuni, così come ciò che più veneriamo. Nonostante il nostro disperato tentativo di preservarle e di resistere.

 

Credits: foto Rivista Donna

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