Si è aperta ufficialmente la mattina del 31 gennaio, nella cornice solenne dell’Aula Goretti della Corte d’Appello di Perugia, la nuova stagione della magistratura umbra. L’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2026 non è stata però soltanto un passaggio di consegne tecnico o un rituale istituzionale tra toghe e autorità. Oltre all’elenco delle criticità strutturali e alla cronica carenza di organico che affligge i tribunali del distretto, infatti, dalle relazioni dei vertici della magistratura è emerso un quadro che interroga profondamente la nostra società. Se è vero che la Giustizia fa anche da indice della salute culturale e civile di un territorio, l’Umbria appare una regione sospesa tra la fragilità delle istituzioni e malessere sociale.
A dare corpo all’allarme sulla tenuta del sistema è stato il presidente Giorgio Barbuto, che ha fotografato una realtà dove il diritto rischia di restare sulla carta per mancanza di “braccia” e risorse: “La carenza di organico, – ha affermato – sia dei magistrati sia del personale amministrativo, rappresenta oggi uno dei principali fattori di criticità per il funzionamento degli uffici giudiziari del distretto di Perugia. La giustizia, oltre alle riforme, ha bisogno di essere amministrata e quindi finanziata per riuscire a fronteggiare esigenze ordinarie e straordinarie”.
Su questo punto è stata netta la posizione della presidente della Regione, Stefania Proietti, che ha spostato il tema dal piano burocratico a quello dei diritti civili: “L’inaugurazione dell’anno giudiziario – ha voluto sottolineare -è un momento di verità: qui si misura la capacità delle istituzioni di garantire diritti, tempi certi e fiducia nello Stato. Rafforzare gli uffici significa rafforzare la sicurezza, la tutela delle vittime e la fiducia nelle istituzioni”.
Ma è nella relazione del procuratore generale Sergio Sottani che l’analisi è andata a scavare nelle ombre di un territorio che sembra aver perso parte della propria serenità. Sottani ha infatti definito “inquietante” il bilancio legato al consumo di droghe, leggendovi un segnale di allarme culturale: “La domanda di sostanze – ha specificato – non è diminuita e ciò è significativo del disagio sociale o comunque di condotte di vita che evidentemente necessitano dell’uso di sostanze stupefacenti per dare risposta ad inquietudini di varia natura od a discutibili stili comportamentali”.
A questo disagio “interiore” si somma quello legato alla sicurezza dei luoghi più intimi, con l’aumento dei furti nelle case, “Condotte criminali – li ha definiti Sottani – particolarmente gravi in quanto intaccano la sfera di riservatezza e allo stesso modo sono particolarmente difficili da reprimere”.
Uno scenario di fronte al quale la risposta non può essere esclusivamente legale o repressiva: l’Anno Giudiziario 2026 consegna alla politica e alla società civile umbra un compito urgente, quello di trasformare l’allarme di oggi in un progetto di rigenerazione che rimetta al centro la persona, la sua sicurezza e, soprattutto, la sua dignità.
Maria Vittoria Grotteschi
