“Ascoltare il mondo”: a Umbria Jazz uomo e natura tornano a dialogare

san francesco al prato sanfra 2025

Tra Perugia e Assisi, “Ascoltare il mondo” porta a Umbria Jazz 2026 un percorso tra natura, poesia e musica con David Monacchi e Davide Rondoni

C’è un ascolto che precede la musica. È quello che mette in relazione l’uomo con la natura, con il paesaggio, con la memoria dei luoghi. È un ascolto che richiede tempo, attenzione e disponibilità a lasciarsi sorprendere da ciò che spesso il rumore della quotidianità finisce per coprire.

È proprio questo il filo conduttore di “Ascoltare il mondo”, il progetto culturale promosso dalla famiglia Farchioni nell’ambito di Umbria Jazz 2026. In un festival che celebra il suono come linguaggio universale, la scelta di dedicare uno spazio alla riflessione sull’ascolto assume un significato che va ben oltre il calendario degli eventi: diventa una proposta culturale e, insieme, una dichiarazione d’amore per il territorio.

Dal 3 al 5 luglio, tra Perugia e Assisi, il progetto si sviluppa come un percorso esperienziale dedicato al rapporto tra uomo, ambiente e natura. Il momento centrale sarà sabato 4 luglio alle ore 17, all’Auditorium San Francesco al Prato, dove si incontreranno due personalità che, pur provenendo da percorsi differenti, condividono una stessa tensione verso la conoscenza del mondo attraverso l’ascolto.

Da una parte David Monacchi, compositore e ricercatore che da oltre vent’anni documenta il patrimonio acustico delle ultime foreste primarie del pianeta con il progetto internazionale Fragments of Extinction; dall’altra Davide Rondoni, poeta e saggista, presidente del Comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco. A fare da ponte sarà il Cantico delle Creature, uno dei testi più alti della nostra tradizione letteraria, riletto oggi come straordinaria chiave di interpretazione del rapporto tra essere umano e creato.

Ed è proprio qui che l’iniziativa acquista un significato che va oltre il singolo appuntamento.

Per una famiglia imprenditoriale che da generazioni lega la propria storia alla terra umbra, all’olio, al vino e ai cereali, parlare di biodiversità, di paesaggio sonoro e di ascolto della natura non rappresenta un esercizio di comunicazione, ma una naturale estensione della propria identità. Chi lavora la terra sa che non esiste agricoltura senza osservazione, senza rispetto dei ritmi naturali, senza quella capacità di ascoltare che precede ogni scelta e ogni raccolto.

In questo senso, la cultura diventa parte integrante dell’impresa. Non come semplice sostegno economico agli eventi, ma come investimento in idee, relazioni e consapevolezza. È una forma di mecenatismo contemporaneo che appare sempre più preziosa, perché non si limita a finanziare uno spettacolo, ma crea occasioni di pensiero e invita il pubblico a interrogarsi sul presente.

Anche la scelta del Cantico delle Creature appare particolarmente significativa. Nel 2026 ricorre infatti l’ottavo centenario della morte di San Francesco, e le sue parole sembrano dialogare con sorprendente attualità con le ricerche scientifiche di Monacchi sui paesaggi sonori della biodiversità. Spiritualità, arte e ricerca si incontrano così in una riflessione comune sulla necessità di ristabilire un equilibrio tra uomo e natura.

L’Auditorium San Francesco al Prato, luogo simbolo della rinascita culturale di Perugia, offre la cornice ideale a questa esperienza immersiva, aperta gratuitamente al pubblico fino a esaurimento dei posti. Un invito a fermarsi, ad ascoltare e a condividere un momento che intreccia poesia, scienza e musica nel segno della bellezza.

Emerge così il messaggio più profondo dell’iniziativa voluta dalla famiglia Farchioni: ricordarci che il rapporto con il territorio non nasce soltanto dalla sua valorizzazione economica, ma prima ancora dalla capacità di riconoscerne la voce.

In un’epoca in cui tutto sembra chiedere velocità, il gesto più rivoluzionario può diventare proprio quello di fermarsi ad ascoltare. E non poteva esserci luogo più adatto dell’Umbria – terra di Francesco, di paesaggi che ancora custodiscono una dimensione di armonia e di imprese profondamente radicate nella propria storia – per lanciare un messaggio tanto semplice quanto attuale: la cultura, come la natura, continua a parlare a chi sa mettersi in ascolto.

Maria Vittoria Grotteschi

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