Brera. Settimo dialogo “Attorno a Ingres e Hayez”

pinacoteca di brera

Il 4 ottobre con il VII dialogo Attorno a Ingres e Hayez e l’apertura del Caffè Fernanda si conclude dopo tre anni il riallestimento di tutte le 38 sale della Pinacoteca di Brera. “Ogni fine è un inizio – dice il direttore James Bradburne – Per raggiungere nuovi traguardi”.

In occasione dell’inaugurazione del VII Dialogo, giovedì 4 ottobre l’ingresso della Pinacoteca sarà gratuito con prolungamento serale dalle 8.30 alle 22.15 (ultimo ingresso ore 21.40)
Riportare Brera nel cuore della sua città e il visitatore al centro del museo era l’obiettivo che indicato il 21 gennaio 2016 da James Bradburne, nuovo direttore della Pinacoteca di Brera e della Biblioteca Braidense.

Un progetto presentato dopo 100 giorni di ascolto della città, che prevedeva il completo riallestimento degli spazi del museo e l’obiettivo ambizioso di far sì che i milanesi tornassero a innamorarsi della Pinacoteca e dei suoi capolavori. “Se Milano abbraccia la sua Brera – diceva Bradburne – il mondo la segue”. E così è stato: oggi tutte le 38 sale del museo sono state riallestite e la Pinacoteca è tornata nel cuore della sua città, ritrovando prestigio a livello internazionale e un pubblico trasversale – giovani, anziani, famiglie, stranieri – attratto da un’offerta di servizi sempre più amplia. Un cerchio che si chiude a tre anni esatti dall’inizio del mandato del nuovo direttore, cominciato il 1 ottobre 2015, con la ristrutturazione delle sale 37 e 38, dedicate all’arte dell’Ottocento, il secolo in cui la Pinacoteca venne creata.

Come in passato il riallestimento sarà l’occasione per l’apertura al pubblico del VII dialogo, “Attorno a Ingres e Hayez. Sguardi diversi sulle donne di metà Ottocento” (a cura di Isabella Marelli, Fernando Mazzocca e Carlo Sisi, dal 4 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019) e vedrà un capolavoro della Pinacoteca, in questo caso l’opera di Francesco Hayez, Ritratto di Teresa Manzoni Stampa Borri a confronto con tre importanti opere ospiti: il Ritratto di Madame Gonse di Jean-Auguste-Dominique Ingres del Musèe Ingres di Montauban, il Ritratto di Selene Taccioli Ruga di Francesco Hayez e il busto in gesso di Lorenzo Bartolini Ritratto di Anna Maria Virginia Buoni Bartolini entrambi provenienti da collezioni private.

Un dialogo che offre una riflessione sulla figura femminile intorno alla metà dell’Ottocento ed è il tassello finale del percorso della Pinacoteca diventata oggi uno scrigno ancor più prezioso in cui ammirare le opere in una prospettiva innovativa che porta il museo ad allinearsi a standard internazionali. A completare la ristrutturazione della Pinacoteca l’apertura del Caffè Fernanda, spazio dedicato alla grande direttrice Fernanda Wittgens che fece risorgere il museo nel dopoguerra. Come la Bottega Brera nel cortile, così il Caffè Fernanda, collocato nell’ex ingresso principale, costituirà parte integrante della Pinacoteca, ed entrare nel caffè vorrà dire entrare nel museo. Una trasformazione, quella della Pinacoteca, che è stata possibile con l’autonomia istituzionale che dal 2015 ha consentito di porre il visitatore al centro dell’esperienza museale: un nuovo approccio qualitativo, che ai numeri delle mostre blockbuster predilige la valorizzazione della collezione permanente. Appuntamenti come i Dialoghi, infatti, sviluppandosi attorno ai capolavori della Pinacoteca e ad alcune opere in prestito, hanno stimolato confronti e approfondimenti, rappresentando l’occasione per il riallestimento di intere sezioni espositive. In tre anni è così cambiato il volto dell’intero complesso di Brera mettendo in pratica sette parole d’ordine che hanno guidato la missione del museo: Brera, ascolto, dialogo, visione, autonomia, accessibilità, accoglienza, da una parte, rendendo la Pinacoteca inclusiva e interattiva, un laboratorio in continuo fermento grazie anche a prestiti che hanno contribuito a promuovere il museo e la sua collezione, dall’altra, arricchendo la sua offerta con opere provenienti da tutto il mondo. Fondamentali, inoltre, gli interventi conservativi realizzati nel laboratorio di restauro interno alla Pinacoteca. In particolare, in occasione del VII dialogo sono state restaurate due fra le più importanti tele di Francesco Hayez: l’Autoritratto del 1848 e il Ritratto di Alessandro Manzoni del 1841.

Nella convinzione che la semplice visita di un museo possa innescare un processo di crescita dagli esiti imprevedibili, la Pinacoteca si pone così oggi l’obiettivo di lasciare un segno duraturo nei suoi visitatori. Un effetto farfalla che riguarda anche gli stessi dipendenti del museo, valorizzati dal lavoro in team nelle loro competenze.

“Ogni fine è un inizio. – dice il direttore James Bradburne – Completato il riallestimento, adesso è tempo di un nuovo inizio per far sì che la Pinacoteca sia un museo contemporaneo, un’istituzione “per la prevenzione della cecità” che contribuisce attivamente al mondo di cui fa parte. Un museo non può permettersi di irrigidirsi, fossilizzarsi, farsi intrappolare in un passato che si crea giorno dopo giorno. Deve invece restare, per dirlo con Fernanda Wittgens, un “museo vivente”, oppure, nelle parole di Franco Russoli, “un luogo di impegno” in cui quotidianamente consentiamo alle tracce materiali del nostro passaggio nel tempo di contaminare il presente e di renderlo possibile per immaginare un futuro condiviso”.

 

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