Dal 29 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, Palazzo Reale a Milano ospita “I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa”, la prima grande mostra milanese dedicata alla celebre dinastia di artisti fiamminghi. Oltre 80 opere tra dipinti, disegni e stampe raccontano l’evoluzione della pittura europea e la nascita di quei generi – dal paesaggio alla natura morta, dalle scene di vita contadina alle battaglie – destinati a caratterizzare l’arte moderna.
Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura – Gruppo Il Sole 24 ORE, l’esposizione è un progetto di Bernard Aikema, con la curatela di Carlotta Striolo. Il percorso mette al centro il ruolo della famiglia Brueghel nel processo di trasformazione della pittura tra XVI e XVII secolo, in un’Europa attraversata da profondi cambiamenti culturali, sociali ed economici.
Dalla pittura religiosa ai nuovi generi
L’inizio del Seicento coincide con l’affermazione di un nuovo mercato dell’arte. La committenza non è più legata esclusivamente agli ambienti religiosi e aristocratici: soprattutto nei Paesi Bassi cresce un pubblico borghese interessato a soggetti specifici e facilmente riconoscibili.
È in questo contesto che la pittura comincia a specializzarsi. Paesaggi, scene di vita quotidiana, nature morte e rappresentazioni di battaglie acquistano una propria autonomia, dando origine a un sistema di generi destinato a influenzare profondamente l’arte europea. In questo processo, la famiglia Brueghel svolge un ruolo centrale anche attraverso innovative strategie di produzione e diffusione delle opere.
La mostra prende avvio da Pieter Bruegel il Vecchio, capostipite della dinastia. La sua pittura raccoglie l’eredità visionaria di Hieronymus Bosch, ma la trasforma in una rappresentazione più concreta e terrena. Al centro delle sue opere entrano il paesaggio, la neve, le feste di paese e la vita quotidiana, con contadini, bambini e popolani che diventano protagonisti della scena.
Il “brand Brueghel”
Con Pieter Brueghel il Giovane, primogenito di Pieter il Vecchio, le invenzioni paterne vengono selezionate, riprodotte e diffuse in numerose varianti. Paesaggi innevati, scene di festa e nature morte diventano modelli di successo, prodotti anche grazie alla bottega e a una rete di copisti specializzati.
È proprio in questa fase che si consolida quello che la mostra definisce il “brand Brueghel”, capace di raggiungere un mercato sempre più ampio. La riproduzione di formule artistiche fortunate contribuì infatti alla diffusione internazionale del linguaggio della famiglia e, allo stesso tempo, rende oggi particolarmente complesso lo studio delle attribuzioni delle opere.
Jan Brueghel il Vecchio e il legame con l’Italia
Un ruolo fondamentale è quello di Jan Brueghel il Vecchio, secondogenito di Pieter. A differenza del fratello, Jan viaggiò a lungo in Europa e soggiornò in Italia, dove studiò la maniera italiana e conquistò importanti committenze.
Tra queste spicca quella del cardinale e arcivescovo di Milano Federico Borromeo, grande collezionista di pittura fiamminga. Su suo invito Jan arrivò a Milano nel 1595, soggiornando nel palazzo arcivescovile e diventando uno degli artisti più apprezzati della città. Tra le opere realizzate per il cardinale figura il celebre “Fiori in un vaso”, oggi conservato alla Pinacoteca Ambrosiana e presentato in mostra grazie a un importante prestito.
Il rapporto con l’Italia passa anche da Roma. In mostra sono infatti presenti “Enea e Sibilla nell’Oltretomba” e “Orfeo canta per Plutone e Proserpina”, provenienti dalla Collezione Colonna. Il soggiorno italiano di Jan rappresenta così uno dei capitoli fondamentali dello sviluppo e della circolazione del linguaggio bruegheliano.
Jan ampliò inoltre i temi già sperimentati dalla famiglia, dedicandosi a paradisi terrestri, allegorie degli Elementi e delle Stagioni e scene mitologiche. La collaborazione con artisti come Pieter Paul Rubens contribuì alla fortuna dei “cabinet paintings”, dipinti di piccolo formato su rame, preziosi e raffinati, destinati ai collezionisti europei.
Da Milano a Praga, il fenomeno Brueghel in Europa
Il percorso espositivo non si limita ai rapporti con l’Italia, ma ricostruisce la diffusione delle innovazioni bruegheliane in altri importanti centri europei. A Praga, alla corte dell’imperatore Rodolfo II, Jan Brueghel trovò un ambiente particolarmente favorevole alla sperimentazione di nuove formule pittoriche e grafiche, soprattutto nei paesaggi di piccolo formato, nei paradisi e nelle allegorie mitologiche.
Le sale della mostra guardano quindi anche ad Anversa, Amsterdam e Haarlem, centri culturali ed economici dei Paesi Bassi tra XVI e XVII secolo. Accanto ai Brueghel compaiono opere di artisti che svilupparono autonomamente alcune delle tipologie introdotte o rese celebri dalla dinastia, tra cui Lucas van Valckenborch, Roelandt Savery, Pieter Stevens e Paul Bril.
L’esposizione restituisce così il quadro di un’epoca nella quale arte, mercato e cultura si intrecciano profondamente. Il “fenomeno Brueghel” diventa la chiave per comprendere la nascita della moderna pittura di paesaggio, delle scene di genere, della natura morta e della pittura di battaglia, in un percorso che mette in dialogo Fiandre, Italia, Germania e Paesi Bassi.
Informazioni
I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa
Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano
29 settembre 2026 – 31 gennaio 2027
Orari: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 10.00-19.30; giovedì 10.00-22.30; lunedì chiuso. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.
Biglietti: Open 17 euro; intero 15 euro; ridotti da 13 a 6 euro. Audioguida inclusa.
