Lipu: “Proposta irresponsabile, riporta la lancetta della storia al 1960. Natura e uccelli selvatici messi a rischio”.
Da domenica 21 settembre i fucili torneranno in azione in tutte le regioni italiane per l’apertura della stagione venatoria 2025. Una partenza che già fa discutere: come negli anni precedenti, molte regioni hanno concesso la caccia ai turdidi, alla beccaccia e a diverse specie di uccelli acquatici fino a fine gennaio, periodo che coincide con la migrazione prenuziale e che, secondo la Direttiva Uccelli dell’Unione Europea, dovrebbe essere protetto.
Non solo: quest’anno sarà consentito sparare a ben 21 specie in cattivo stato di conservazione, tra cui allodola, alzavola, codone, quaglia, tortora selvatica, pavoncella e fagiano di monte. Si tratta delle stesse specie segnalate nella Procedura Pilot n. 2023/10542 della Commissione europea, che aveva chiesto all’Italia misure di protezione più stringenti, tra cui la moratoria totale per tortora selvatica, fischione, quaglia e tordo sassello, e una riduzione del prelievo del 50% per mestolone, codone e alzavola. Raccomandazioni, denunciano le associazioni ambientaliste, rimaste in gran parte inascoltate.
La polemica si accende ulteriormente a causa del disegno di legge n. 1552, presentato al Senato dalla maggioranza e sostenuto dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che secondo i critici apre a una vera e propria liberalizzazione della caccia: eliminazione dei termini di chiusura del 31 gennaio e 10 febbraio, riapertura degli impianti di cattura per i richiami vivi, riduzione delle aree protette e ampliamento delle zone cacciabili, oltre a maggiori poteri decisionali affidati alle regioni.
Durissima la posizione della Lipu, che attraverso Giovanni Albarella, responsabile Antibracconaggio e Attività venatoria, parla di «proposta irresponsabile e incostituzionale che riporta la lancetta della storia indietro di 60 anni, a quando si cacciava fino alla primavera e le catture di uccelli selvatici per i richiami erano la norma».
Albarella critica anche l’impostazione culturale del provvedimento: «Si arriva persino a definire il cacciatore custode della natura. Una visione che ignora i dati scientifici e i richiami dell’Europa e che rischia di mandare al tappeto specie già oggi in grave sofferenza. Se approvata, porterà a nuovi contenziosi comunitari. Faremo ogni cosa lecita per fermarla».
La stagione venatoria si apre dunque tra entusiasmo dei cacciatori e crescente preoccupazione di ambientalisti e comunità scientifica, che temono conseguenze pesanti per la biodiversità italiana e un braccio di ferro con Bruxelles sempre più probabile.
