Si alza nuovamente il fronte della protesta contro il Disegno di legge 1552 sulla caccia. Le principali associazioni ambientaliste italiane — ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia — chiedono con forza il ritiro della proposta di riforma, accusandola di contenere “enormi criticità” e di essere in contrasto con la normativa europea e con la Costituzione.
La presa di posizione arriva dopo le recenti dichiarazioni del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che, secondo le associazioni, avrebbe riconosciuto per la prima volta pubblicamente la problematicità del testo.
“È una riforma fallace nel suo insieme — sostengono le organizzazioni — che viola la normativa comunitaria e la Costituzione. Il ministro lo sa, ma lo dice solo in parte, condizionato dalla politica venatoria”.
Nel mirino degli ambientalisti ci sono diversi punti del Ddl: dalla cancellazione del limite massimo del 10 febbraio per la chiusura della stagione venatoria, fino alla soppressione del parere vincolante di ISPRA, organismo scientifico di riferimento per la tutela della fauna.
Critiche anche per il maggiore potere attribuito alle Regioni e al Comitato tecnico faunistico, definito dalle associazioni “a netta maggioranza venatoria”, così come per il ritorno alla pratica dei richiami vivi, il sostegno alle aziende faunistico-venatorie private e l’ipotesi di ampliare il numero delle specie cacciabili.
Secondo il fronte ambientalista, molti di questi aspetti sono già stati oggetto di contestazioni a livello europeo, con procedure d’infrazione e persino condanne davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
“L’Italia rischia di andare incontro a nuove sanzioni e a un ulteriore conflitto con il diritto comunitario”, avvertono le associazioni, sottolineando come il disegno di legge rappresenti, a loro giudizio, “il più grave atto contro la natura degli ultimi decenni”.
L’appello finale è diretto allo stesso ministro: “Agisca nel nome del suo ruolo e del suo dovere istituzionale. Si liberi dal condizionamento politico e chieda il ritiro della riforma”.
Il dibattito sul Ddl 1552 si inserisce in un contesto già fortemente polarizzato tra mondo venatorio, istituzioni e associazioni per la tutela della biodiversità, in un momento in cui il rapporto tra conservazione ambientale e gestione faunistica torna al centro dell’agenda politica nazionale.
