“Ecosistema DOP 2040”: confronto sul futuro delle Indicazioni Geografiche

ecosistema dop

Nella prestigiosa cornice della Basilica Palladiana di Vicenza si è svolta lo scorso 8 maggio la tavola rotonda “Ecosistema DOP 2040: Territorio, Talento, Turismo”, promossa dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago per riflettere sul futuro delle Indicazioni Geografiche italiane e sul loro ruolo strategico nello sviluppo economico, sociale e turistico dei territori.

L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto di alto profilo sul nuovo scenario aperto dal Regolamento europeo 2024/1143, approvato nell’aprile 2024, che ridefinisce il ruolo dei Consorzi di tutela riconoscendo ufficialmente anche la gestione di attività turistiche e servizi territoriali collegati alle produzioni DOP e IGP.

Un passaggio che segna un vero cambio di paradigma: il Consorzio non più soltanto custode del disciplinare produttivo, ma piattaforma di sviluppo territoriale integrato, capace di mettere in rete produttori, istituzioni, università, operatori turistici e comunità locali.

La DOP come ecosistema territoriale

Ad aprire i lavori è stato Matteo Zoppas, presidente di ICE-Agenzia, che ha evidenziato il valore strategico del comparto lattiero-caseario italiano, forte di 57 denominazioni DOP e di esportazioni che rappresentano oltre l’80% del valore della produzione.

“In questo ecosistema l’Asiago DOP rappresenta un caso esemplare di come territorio, tradizione e qualità certificata possano trasformarsi in valore internazionale concreto”, ha sottolineato Zoppas, ricordando le campagne promozionali che ICE realizzerà nel 2026 in undici mercati prioritari, dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Polonia agli Emirati Arabi.

Nel suo intervento il presidente ICE ha anche affrontato i principali nodi economici internazionali che interessano il settore agroalimentare: dai dazi commerciali al cambio euro-dollaro, fino agli effetti dei conflitti geopolitici sul commercio globale.

Secondo Zoppas, l’impatto reale delle nuove tensioni tariffarie sarà visibile nei prossimi mesi, con l’uscita dei nuovi listini. Nonostante ciò, il sistema export italiano sta mostrando una resilienza significativa grazie alla capacità delle imprese di fare rete. Restano tuttavia forti criticità legate ai conflitti in Medio Oriente, al rallentamento del mercato di Dubai, alle tensioni sullo Stretto di Hormuz e all’aumento dei costi energetici che penalizzano la competitività delle aziende italiane.

Tra i problemi evidenziati anche la limitata conoscenza, da parte di molti produttori, degli strumenti disponibili per promozione, marketing e sviluppo commerciale.

Innocenzi: “Servono sinergia, coesione e visione lunga”

A moderare l’incontro è stato Flavio Innocenzi, che ha sintetizzato il senso della tavola rotonda attorno a tre parole chiave: “sinergia, coesione e lungo respiro”.

“La DOP è il connettore naturale tra territorio, talento e turismo”, ha spiegato Innocenzi, sottolineando come la coesione interna del sistema territoriale rappresenti oggi una condizione indispensabile per affrontare le pressioni dei mercati internazionali.

Il riferimento al 2040 non è casuale: “È l’orizzonte minimo entro cui le trasformazioni in atto richiederanno scelte strutturali e non semplici aggiustamenti tattici”.

Mauro Rosati: “Le DOP sono antidoto ai non luoghi”

Di forte impatto l’intervento di Mauro Rosati, autore del libro “La filosofia della DOP Economy”, che ha definito le Indicazioni Geografiche come un modello opposto ai “non luoghi” della globalizzazione contemporanea.

“La forza del sistema delle Indicazioni Geografiche europee nasce dalla capacità di creare reti fra territori, imprese, istituzioni e cultura”, ha affermato Rosati.

Secondo il direttore di Fondazione Qualivita, i territori che riescono a fare sistema sono anche quelli che producono maggior valore economico nelle filiere DOP e IGP. Non a caso, il Veneto oggi rappresenta la prima regione italiana per valore economico territoriale delle Indicazioni Geografiche.

Rosati ha citato casi emblematici come il Prosecco e Modica, esempi concreti di come le IGP possano trasformare profondamente l’identità economica e culturale di un territorio.

Le DOP e le IGP, ha ribadito, non sono solo produzioni economiche ma strumenti di valorizzazione territoriale capaci di unire identità, qualità, sostenibilità e sviluppo sociale.

Mattiacci: “Il futuro passa dall’innovazione”

Sul tema dell’innovazione è intervenuto Alberto Mattiacci, professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese alla Sapienza Università di Roma.

“La DOP Economy può evitare un destino cupo solo continuando a innovare”, ha spiegato Mattiacci, ricordando come fino al 2012 esistessero soltanto le denominazioni come formula giuridica, mentre il concetto stesso di DOP Economy si sia sviluppato successivamente grazie a un cambiamento culturale e di prospettiva.

Per il docente, il vero tema del futuro riguarda la capacità di dare ai giovani motivazioni profonde per restare nei territori, andando oltre il solo valore economico.

Un passaggio importante ha riguardato anche il rapporto tra turismo e agricoltura: “Bisogna evitare l’effetto Disney”, ha osservato, riferendosi al rischio di trasformare la campagna in una semplice scenografia turistica. L’obiettivo deve essere quello di valorizzare un’agricoltura autentica e un turismo sostenibile diffuso su tutto il territorio.

Ciccarelli: “L’autenticità è il vero lusso”

Il legame tra ospitalità e DOP è stato approfondito da Nicola Vladimiro Ciccarelli, che ha sottolineato come il turista internazionale di fascia alta scelga sempre più destinazioni capaci di offrire esperienze autentiche e non replicabili.

“Le DOP garantiscono questa promessa per definizione”, ha spiegato Ciccarelli, evidenziando il valore dell’autenticità certificata e del radicamento territoriale.

Il vicepresidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi ha inoltre richiamato il concetto gandhiano di “Swadeshi”, legato all’autosufficienza economica e alla valorizzazione delle economie locali.

Secondo Ciccarelli, ciò che manca ancora in molti territori DOP è una regia condivisa tra Consorzi, strutture ricettive, enti locali e agenzie di promozione: “Ognuno lavora bene nel proprio ambito, ma il sistema non parla ancora con una voce sola”.

La forza della DOP Economy italiana

Nel corso della tavola rotonda sono stati ricordati anche i numeri della DOP Economy italiana, oggi uno dei pilastri più solidi del Made in Italy agroalimentare: quasi 900 prodotti a Indicazione Geografica tra cibo, vino e spirits, 20,7 miliardi di euro di valore alla produzione, oltre 12 miliardi di export, 184mila operatori coinvolti e più di 864mila addetti nelle filiere certificate.

Un patrimonio che trova oggi nel “Turismo DOP” una nuova frontiera di sviluppo. Il turismo legato alle produzioni certificate non viene più considerato una nicchia, ma un sistema integrato di esperienze autentiche costruite attorno ai territori, ai paesaggi e alle comunità locali.

I dati presentati durante l’incontro confermano la crescita del fenomeno: il 32,7% dei turisti italiani ha partecipato negli ultimi tre anni ad almeno un’esperienza legata al mondo del formaggio, pari a circa 6,8 milioni di persone.

Made in Malga, il caso Asiago

Tra le best practice nazionali è stato presentato anche Made in Malga, evento promosso dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago e considerato uno dei casi di maggior successo del Turismo DOP in Italia.

La manifestazione, dedicata alle produzioni casearie di montagna, si svolge ogni anno ad Asiago e coinvolge produttori provenienti da tutto il Paese che operano oltre i 600 metri di altitudine.

Nei due weekend dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre 2026, Made in Malga tornerà con mostre mercato, degustazioni, masterclass, escursioni e incontri con i produttori, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva nel mondo della caseificazione di montagna e del Asiago DOP.

La tavola rotonda vicentina ha così delineato una prospettiva chiara: il futuro delle DOP italiane passa dalla capacità di costruire ecosistemi territoriali integrati, nei quali produzione, cultura, turismo e innovazione possano dialogare in modo coeso e sostenibile.

Benedetta Tintillini

Post correlati

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.