Enoturismo: sempre più importante e ricca l’offerta del Bel Paese

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L’enoturismo, negli ultimi anni, ha rappresentato uno strumento fondamentale non solo per l’integrazione del reddito delle cantine, favorendo le vendite di vino e prodotti tipici, ma soprattutto per la diffusione dell’immagine del nostro Paese e la promozione turistica dei suoi territori. Di recente lo ha confermato anche il XVIII Osservatorio nazionale sul Turismo del Vino promosso dalle Città del Vino, in collaborazione con Le Donne del Vino e realizzato da Nomisma – Wine Monitor, presentato al Vinitaly, che ha evidenziato, peraltro, come esso pesi, in media, per il 12/14% sul fatturato totale delle cantine.

L’Umbria, ovviamente, non fa eccezione e, anzi, punta a incrementare e migliorare l’offerta enoturistica in tutto il territorio regionale, con l’obiettivo condiviso anche dalle istituzioni di fare della produzione vitivinicola regionale un importante ambasciatore della regionale e della sua cultura. Nel cuore verde d’Italia, l’enoturismo, disciplinato attraverso il DM 12 marzo 2019 e i conseguenti provvedimenti regionali, ha potuto contare su affluenze intorno alle 80.000 presenze, con un indotto importante per le cantine, ma anche per tutte le attività coinvolte nel settore turistico (alberghi, ristoranti, agriturismi, attività ricreative, così come servizi e mobilità). Il Covid ha senza dubbio ridotto questi numeri, ma la possibilità offerta dalle cantine di trascorrere momenti di relax all’aria aperta, in sicurezza e con un adeguato distanziamento, ha comunque favorito un turismo di prossimità anche in periodo di pandemia, a cui si sono aggiunte peraltro numerose iniziative online e social ideate dalle cantine. Secondo lo stesso Osservatorio sul Turismo del Vino, il ritorno ai numeri pre pandemia a livello nazionale (nel 2019 14 milioni le visite, 2,5 miliardi di euro il giro d’affari) non dovrebbe essere lontano, forse sarà possibile già da quest’anno.

Di questo e del ruolo che l’enoturismo svolge per la promozione e la conoscenza del territorio e, quindi, delle azioni da mettere in campo per un’offerta enoturistica moderna, professionale e competitiva si parlerà nel corso dell’incontro previsto il 5 maggio prossimo a Palazzo Gallenga, a partire dalle ore 17, in occasione di In Italy Festival, Culture del cibo e dell’ospitalità, organizzato dall’Università per Stranieri di Perugia nell’ambito del corso di laurea Made in Italy, Cibo e Ospitalità (MICO). All’appuntamento prenderanno parte il Presidente del Movimento Turismo del Vino Italia, Nicola D’Auria, insieme al Presidente regionale dell’Umbria del Movimento, Giovanni Dubini, e a Massimo Sepiacci, in rappresentanza di Umbria Top Wines, la società cooperativa che ha il compito di promuovere il vino umbro. Gli ospiti, sollecitati dalle domande e dalle osservazioni di Anna Chiara Baiocchi, sommelier AIS Umbria ed esperta di vino, si confronteranno con il pubblico su questi temi, sulla base della loro esperienza diretta e pluriennale.

Ma chi è l’enoturista tipo in Italia?

Secondo quanto emerge dal XVIII Osservatorio sul Turismo del Vino è un giovane sotto i 35 anni (60%), con un livello di istruzione inequivocabilmente alto (95%), anche per il reddito superiore (84%). È in prevalenza un cittadino (75%) che fa vacanze enoturistiche di breve durata (71%) e di prossimità (67%), alla ricerca di esperienze legate al territorio (79%), possibilmente all’aria aperta (73%). Nel turismo del vino post Covid non manca comunque il visitatore straniero, per il quale vengono organizzate anche iniziative specifiche. Indubbiamente, il nuovo enoturismo passa anche attraverso il digitale e il web.

Se, da un lato, si è assistito ad un vero e proprio boom dei cd millennials, tra i turisti del vino sono cresciute notevolmente anche le presenze femminili, al punto che molte cantine hanno ideato proposte ad hoc per il pubblico femminile. Questo in parte è dovuto al fatto che anche le imprese enoturistiche sono sempre più al femminile. La presenza delle donne nelle imprese del vino si concentra nel marketing e comunicazione dove sono l’80% degli addetti, nell’enoturismo e nelle altre attività turistiche rispettivamente con il 76 e 75% degli occupati. Prevalgono leggermente anche nel commerciale (51%) mentre nel vigneto e in cantina la loro quota passa al 14%.

Secondo l’Osservatorio, attualmente la wine hospitality italiana si concretizza, nel 99% dei casi, dalla degustazione a cui si associano la vendita diretta (96%) e la visita guidata degli impianti produttivi (94%). Fra le cantine, c’è una percentuale del 33-40% che offre anche pasti, pernottamenti o altre attività di tipo agrituristico, anche organizzate in soggiorni a tema. Meno del 20% del totale ha cercato di organizzare qualcosa di davvero particolare come un corso di cucina oppure una esperienza di vendemmia. Le più restie a implementare l’offerta enoturistica “basic” con elementi accessori sono le cantine del Nord Ovest mentre le più strutturate sono nel centro Italia dove la visita con assaggio è spesso arricchita dall’offerta di prodotti tipici, trekking, escursioni ai centri d’arte nei dintorni, corsi di cucina e benessere. Va comunque detto che l’acquisto medio degli enoturisti in cantina è nella fascia 50-100 euro e solo il 18% dei visitatori spende più di 100 euro.

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