Farmacogenetica: al Centro Italia serve una rete più strutturata

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La medicina del futuro parla il linguaggio della genetica, ma l’accesso a queste tecnologie in Italia resta ancora profondamente disomogeneo. È quanto emerge dalla prima mappa nazionale sulla farmacogenetica, presentata nella mattinata del 15 aprile al Senato della Repubblica dalla SIGU (Società Italiana di Genetica Umana) e dalla SIF (Società Italiana di Farmacologia). L’indagine, pubblicata sull’European Journal of Human Genetics, fotografa un sistema dove la capacità di personalizzare le terapie sulla base del profilo genetico del paziente dipende ancora troppo spesso dal territorio di residenza.

La farmacogenetica rappresenta oggi una realtà consolidata soprattutto in ambito oncologico: il 94% dei laboratori italiani esegue test specifici per la gestione dei chemioterapici, permettendo di prevedere reazioni avverse gravi prima dell’inizio delle cure. Tuttavia, l’attività è fortemente concentrata nelle regioni del Nord, mentre nel Centro e nel Sud l’offerta risulta più frammentata e meno coordinata. In questo scenario, l’Umbria e le regioni limitrofe sono chiamate a una sfida cruciale: integrare questi standard nei percorsi clinici regionali per garantire ai pazienti un’appropriatezza prescrittiva che non sia legata a iniziative isolate, ma a una rete strutturata e uniforme.

Oltre al tema della distribuzione geografica, lo studio evidenzia una forte variabilità nelle modalità di refertazione. Sebbene la maggior parte dei centri fornisca il dato genetico, solo il 29% dei laboratori include il ‘counselling farmacologico’, ovvero quelle indicazioni operative fondamentali per il medico per dosare o scegliere il farmaco più adatto. ‘La farmacogenetica non è più un’opzione, ma una direttrice evolutiva del sistema’, ha dichiarato il presidente dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Robert Nisticò, sottolineando come questa disciplina sia uno strumento essenziale per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, riducendo ospedalizzazioni evitabili e sprechi farmaceutici derivanti da cure inefficaci.

La sfida dei prossimi mesi per le istituzioni regionali sarà l’inserimento definitivo di questi test nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e la creazione di una rete nazionale coordinata che abbatta i confini regionali. Per l’Umbria, la scommessa sulla medicina di precisione rappresenta un’opportunità irrinunciabile per ottimizzare la sicurezza delle cure oncologiche e croniche, allineando le strutture ospedaliere regionali ai più alti standard internazionali di personalizzazione terapeutica.

Maria Vittoria Grotteschi

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