Farnese da favola: viaggio tra i ciak di Pinocchio e il borgo incantato

farnese il borgo di pinocchio

Alla scoperta di Farnese, borgo della Tuscia sospeso tra favola e realtà, set della celeberrima serie TV Rai “Le avventure di Pinocchio”

Tra le colline della Tuscia, il borgo di Farnese appare come sospeso nel tempo, adagiato su una rupe tufacea e circondato da una natura ancora selvaggia. Arrivarci significa entrare lentamente in un racconto, uno di quelli che non si limitano a essere letti, ma si attraversano. Qui, infatti, la realtà si intreccia con la fantasia: è il paese dei ciak de Le avventure di Pinocchio e, allo stesso tempo, il cuore pulsante del cosiddetto “Borgo di Pinocchio”, realizzato grazie all’impegno dell’Associazione Borgo Pinocchio Farnese, guidata dalla presidente Giorgia Gabriele che, insieme ai consoci anima e promuove il borgo e la mostra permanente “I mille volti di Pinocchio”.

Il borgo che diventa set

Passeggiando tra vicoli in pietra e scorci medievali, si ha la sensazione che da un momento all’altro possa comparire Geppetto con il suo grembiule o il burattino di legno in fuga. Non è solo suggestione: qui sono state girate alcune scene dello sceneggiato diretto da Luigi Comencini, uno dei più amati adattamenti del capolavoro di Carlo Collodi.

Il percorso dei “ciak” è un viaggio dentro il racconto. Si parte dal cuore del paese, dove prende vita la prima scena: è qui che Mangiafuoco arriva, che Mastro Ciliegia cede il pezzo di legno e che nasce, simbolicamente, Pinocchio. I portoni delle case, oggi decorati da murales e opere di street art, trasformano ogni angolo in una pagina illustrata.

Poco più in là, il lavatoio racconta un altro episodio: la fuga, il furto del formaggio, l’arresto. La realtà quotidiana del borgo si fonde con la memoria cinematografica, rendendo ogni luogo familiare e fiabesco allo stesso tempo.

Il Borgo di Pinocchio: una favola da vivere

Il progetto del “Borgo di Pinocchio” non è solo un percorso turistico, ma un’esperienza immersiva. Farnese diventa un museo a cielo aperto, dove arte, letteratura e territorio dialogano continuamente. I portoni dipinti, le installazioni e le opere diffuse raccontano le mille interpretazioni del burattino più famoso del mondo.

Ogni visita è diversa: cambiano le luci, i dettagli, le emozioni. E mentre si cammina, ci si accorge che la favola non è confinata nei muri, ma sembra emergere dal paesaggio stesso, tra boschi, pietra e silenzi.

I mille volti di Pinocchio

Tra le stanze del borgo, il viaggio nella favola si arricchisce ulteriormente grazie alla mostra permanente “I Mille volti di Pinocchio”. Qui, il racconto si moltiplica in interpretazioni artistiche, suggestioni visive e memorie legate al mondo del cinema e della televisione.

L’esposizione non è solo una raccolta di opere, ma una vera immersione nell’immaginario del burattino creato da Carlo Collodi. Ogni angolo propone uno sguardo diverso: Pinocchio diventa simbolo, metafora, specchio delle fragilità e dei sogni umani. Tra dipinti, installazioni e materiali evocativi, il visitatore si muove come dentro un racconto che continua a reinventarsi.

Tra i tasselli più emozionanti della mostra permanente “I Mille volti di Pinocchio”, il 45 giri originale di “Pinocchio perché no” non è solo un oggetto da collezione, ma una porta aperta sulla memoria collettiva. La celebre sigla, composta e interpretata da Luigi Lopez, ha accompagnato intere generazioni, superando il milione di copie vendute e continuando ancora oggi a vivere tra ascolti e ricordi.

Approfondire la presenza di questo disco significa inevitabilmente incontrare la figura del Maestro Lopez, autore e compositore di straordinaria versatilità, capace di lasciare un segno profondo nella musica italiana e internazionale. La sua carriera è costellata di successi: da “La voglia di sognare” per Ornella Vanoni, a “Mondo” per Riccardo Fogli, fino a “La nevicata del ’56” interpretata da Mia Martini e “La notte dei pensieri” di Michele Zarrillo. Brani che hanno segnato epoche diverse, mantenendo sempre una cifra emotiva riconoscibile.

Sul piano internazionale, il suo talento raggiunse un traguardo storico: nel 1982 rappresentò gli Stati Uniti al World Popular Song Festival di Tokyo, conquistando il “Golden Grand Prize” con “Where did we go wrong”, scritto insieme a Nat Kipner. Un riconoscimento che sottolinea la sua capacità di attraversare confini artistici e culturali.

Eppure, nonostante il respiro globale, il legame di Luigi Lopez con la Tuscia è stato profondo e autentico. Negli ultimi anni aveva trovato in questo territorio una fonte continua di ispirazione: da Civita Castellana, dove viveva la compagna Maria Rita Parroccini, a Capodimonte sul lago di Bolsena, fino a luoghi come Castel Sant’Elia, Nepi, Marta e naturalmente Farnese con il suo Borgo di Pinocchio. Qui aveva trovato non solo paesaggi, ma relazioni, umanità e una dimensione quasi intima del vivere.

La presenza del disco in mostra, accanto alla fotografia autografata di Gina Lollobrigida donata da Maria Rita Parroccini, crea un dialogo potente tra musica, cinema e territorio. Non è più solo un’esposizione: è un racconto corale, dove le storie personali si intrecciano con quelle artistiche.

In questo spazio la favola si fa memoria tangibile: non solo raccontata, ma custodita, tramandata e continuamente rinnovata. Un tassello fondamentale di un’esperienza che, a Farnese, riesce davvero a trasformare la visita in qualcosa di più di un semplice viaggio.

Visitare Farnese non è dunque solo un’esperienza culturale o cinematografica: è un ritorno all’infanzia, ma anche una riflessione più profonda. La storia di Pinocchio, con le sue cadute e la sua trasformazione, parla ancora oggi a chi è disposto ad ascoltarla.

E forse è proprio questo il senso del viaggio: scoprire che, tra quei vicoli antichi e quei portoni dipinti, la favola non riguarda solo un burattino di legno, ma qualcosa di molto più vicino. Qualcosa che, in fondo, appartiene a ciascuno di noi.

Benedetta Tintillini

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