Prima Nazionale nella città del Poverello per “Fratello Sole Sorella Luna”, lo spettacolo teatrale ispirato all’omonimo film di Franco Zeffirelli.
Nell’anno che celebra l’ottocentenario dalla morte di San Francesco, la giovane compagine di “Fratello Sole Sorella Luna” ha debuttato lo scorso 5 marzo 2026 al Teatro Lyrick di Assisi.
Con la regia di Pietro Maccarinelli e con due “guest star” del calibro di Massimo Wertmuller e Fabrizia Sacchi, rispettivamente nel ruolo di Pietro di Bernardone e Pica de Bourlemont, genitori di Francesco, i giovanissimi protagonisti hanno offerto una fresca versione della storia che tutti conosciamo, dalla giovinezza scapestrata del giovane Francesco allo choc della guerra, la conseguente rinuncia dei beni terreni fino all’approvazione della regola da parte del Papa.
A Wertmuller è stato affidato, in un certo qual modo, il ruolo di arricchire la pièce con una certa vena comica, attraverso le piccole gag con la moglie Pica e con l’adozione di un accento, sicuramente esilarante, che vuole essere assisano, anche se risulta a tratti, a mio avviso, più marchigiano. Sicuramente due attori del calibro di Wertmuller e la Sacchi sono piuttosto costretti nella loro parte marginale, ma sembra offrano ai giovanissimi interpreti che impersonano Francesco, Chiara e gli amici (oltre che primi seguaci) del Santo un punto di riferimento e sicurezza.
Freschi i volti di Francesco (Giulio Pranno) e Chiara (Ksenia Borzak), che esprimono la meraviglia nello scoprire i veri valori che vanno perseguiti nella vita, contro l’ansia dell’accumulo di beni e denaro, e decidono di spogliarsi di tutto, perseguendo la vera felicità nella sottrazione. Completano il cast Gabriele Cicirello, Antonio Iorio, Edoardo Raiola, Giovanni Conti ed Edoardo Sacchi.
Ricchi i costumi, scenografie virtuali che offrono, comunque, una degna cornice alle azioni sceniche, le musiche di Riz Ortolani e i versi incomparabili del Cantico delle Creature completano il progetto teatrale che racconta la storia senza tempo di Francesco.
Il monologo di chiusura, dalla bocca di Chiara, ci riporta immediatamente alla cruda realtà, forse ineluttabile, dato che da quando c’è l’uomo esiste la guerra…. Ma grande campeggia alla fine una breve ma potente parola: PACE.
Benedetta Tintillini
