Giorgio Panariello si racconta ne “La favola mia”

giorgio panariello
E’ un viaggio nella vita di Giorgio Panariello lo spettacolo “La favola mia” andato in scena lo scorso 3 settembre al teatro Morlacchi di Perugia nell’ambito degli appuntamenti di Moon in June; un racconto dei suoi inizi, di come sono nati i suoi personaggi più famosi che, come sempre, sono caricature di persone incontrate per caso.
La serata si snoda tra ironia e semplicità mentre la malinconia è un sottile filo rosso che unisce lo spettacolo. Nel finale infatti Panariello ricorda, con una foto, il fratello Franco: dalla voce trapela un rimpianto commovente “l’artista”, “così amava chiamarmi”, spiega Panariello, senza far capire se l’appellativo fosse di scherno o apprezzamento.

In due ore di spettacolo escono fuori tutte le maschere di Giorgio: Mario il bagnino, il Pierre della discoteca Titicaca di Orbetello, tutte vengono a lui, senza cercarle, solo osservando e vivendo interamente la terra toscana, dove anche l’accento aiuta la comicità innata.

La musica e le canzoni dei cantautori riempiono la scena e, quando il pubblico presente le canticchia, l’età trapela e Giorgio usa questo escamotage anche per capire chi ha in sala. La risata diventa assicurata quando imita l’amico Renato Zero di cui è il fan più accanito e “…vieni ti porto nella favola mia” è la chiara ispirazione del titolo dello spettacolo. La serata scorre veloce, 2 ore in cui in scena c’è Panariello e tutta la sua vita fatta di personaggi e racconti personali che si integrano, si incontrano e si scontrano in un mix ben miscelato che rende merito alla maturità raggiunta dall’artista.

donatella binagliaDonatella Binaglia

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