Il chirurgo Giovanni Battista Grassi si racconta nel libro “La porta si apre”

giovanni battista grassi

In libreria per Rubbettino il libro «La porta si apre. Autobiografia di un chirurgo oncologo» del chirurgo Giovanni Battista Grassi con prefazione di Carlo Verdone e introduzione di Giovanni Lo Storto

Giovanni Battista Grassi, meglio conosciuto come Titta Grassi, è il Direttore scientifico della Chirurgica generale oncologica del Policlinico Nuovo Casilino di Roma. È tra i chirurghi oncologi più noti d’Italia, definito dagli stessi colleghi, “mago della chirurgia oncologica”.

Sono tante le storie vissute, i volti conosciuti, le ansie e le paure ascoltate e condivise in quasi cinquant’anni di carriera e che oggi trovano spazio tra le pagine de «La porta si apre».

La porta è quell’elemento che separa lo studio del medico dall’umanità che vi si accalca intorno. Ma quella porta non rimane chiusa e, quando si apre, i due mondi, pur da diverse posizioni non possono che fondersi in un abbraccio, in cui il medico non è solo il soggetto, quasi una macchina, che esegue un atto chirurgico, ma è innanzitutto un uomo che si fa carico della sofferenza dell’altro.

«La porta che si apre – scrive Carlo Verdone nell’introduzione – è il sipario della vita dove entra in scena un apparato umano spesso smarrito, disperato, impaurito da ciò che pensavi potesse capitare solo agli altri e che ora è venuto a insidiare te. Spesso non c’è solo la malattia come unico nemico, ma incidenti imprevisti, uomini che aggrediscono brutalmente altri uomini. Donne violentate o persone che non si rendono conto di uccidere se stesse nel prostituirsi a vizi di ogni genere».

«Il libro – continua Verdone – è denso di storie tenere e avvenimenti crudi tanto da sembrare un lungo film dove ad episodi drammatici seguono, fortunatamente, anche vicende al limite del surreale o addirittura comiche».

Il paragone con il cinema non deve tuttavia apparire irriguardoso; «Perché entrambi curiamo», dice il regista romano. «Lui il corpo di un paziente, io l’umore dello spettatore. Ma c’è una differenza sostanziale e cioè che lui spesso deve salvare una vita, io distrarlo positivamente regalandogli un’emozione per meno di due ore. (…) Posso considerarmi un importante antidepressivo privo di effetti collaterali».

Nel libro la quotidianità del chirurgo è attraversata dalla storia dei suoi pazienti: alcune si intrecciano indissolubilmente alla vita stessa del medico, altre la sfiorano soltanto, altre ancora lasciano un segno profondo nel suo animo. Dai primi passi mossi nel complesso scenario dell’Italia degli anni Settanta fino ai giorni nostri, il prof. Grassi dipinge un quadro corale in cui ogni personaggio porta in dote il suo racconto unico.

Ma l’esistenza di un chirurgo non è confinata alla sala operatoria, ed è per questo che l’autore ci conduce anche dietro le quinte della sua vita privata, raccontandoci, ad esempio, della sua passione per il calcio, per la buona cucina di una volta, per il suo cane Paco. La porta si apre è in grado di colpire allo stomaco con storie forti, ma anche di dare speranza alle tante persone che si trovano a lottare contro la malattia. Una battaglia che, grazie al lavoro di ricercatori e medici, diventa ogni giorno meno impari.

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