Inanellati 150 pulcini di falco cuculo nella bassa parmense

falco cuculo

Conclusa l’operazione estiva: i giovani di falco cuculo saranno tracciabili grazie agli anelli ISPRA. L’Italia ospita l’1% della popolazione europea, ma la specie resta a rischio.

Si è conclusa con successo nei giorni scorsi l’attività di inanellamento dei pulcini di falco cuculo (Falco vespertinus) nati nella bassa parmense: sono 150 i giovani esemplari che, una volta raggiunta l’età idonea, sono stati pesati, misurati e dotati di anello di riconoscimento fornito da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). A rendere nota l’operazione è la Lipu, che ha coordinato le attività con il suo settore Conservazione, il supporto della delegazione Lipu di Parma, una ventina di volontari e alcuni studenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia, guidati dal docente Dino Scaravelli.

La popolazione nidificante parmense è la più numerosa in Italia, con 140-150 coppie registrate: un dato eccezionale per una specie considerata vulnerabile nella Lista Rossa nazionale e globale e che in altre aree europee, come Russia e Ucraina, ha visto crolli drammatici della popolazione.

Fondamentali per questo successo sono state le cassette nido artificiali installate dalla Lipu, inizialmente grazie al progetto Life partito nel 2009. Oggi sono 200, di cui ben 109 attive, integrate dall’uso di 32 nidi naturali di corvidi. In inverno vengono ripulite e sistemate, mentre d’estate si monitora la riproduzione e si provvede all’inanellamento, che include un codice alfanumerico leggibile a distanza, utile per seguire gli spostamenti e le rotte migratorie.

“Le cassette nido si sono dimostrate essenziali – spiega Michele Mendi, delegato Lipu Parma – tanto da permettere non solo l’aumento delle coppie locali ma anche una colonizzazione di ampie zone della Pianura Padana, fino al Trevigiano”.

Il falco cuculo, rapace di medie dimensioni con marcato dimorfismo sessuale (maschio grigio scuro, femmina fulvo-rossiccia), è strettamente legato agli ambienti agricoli estensivi. In Italia è nidificante da tempi relativamente recenti (primi nidi accertati nel 1995, proprio in provincia di Parma), ma ha trovato habitat ideali nei prati stabili e medicai del territorio, dove abbondano insetti, cavallette e piccoli mammiferi.

Nonostante i numeri positivi nella bassa parmense, la specie soffre ancora di forti minacce: l’intensificazione agricola, l’uso massiccio di pesticidi, la distruzione di nidi di corvidi, l’urbanizzazione e infrastrutture invasive come l’autostrada Ti-Bre. A livello europeo, si stima che siano presenti solo 2000 coppie nidificanti nell’Unione, appena il 3-4% del totale continentale.

“È essenziale tutelare i siti riproduttivi e ampliare gli studi sulla biologia della specie – afferma Marco Gustin, responsabile Specie e ricerca della Lipu –. Abbiamo bisogno di comprendere meglio le rotte migratorie, i siti di svernamento africani e gli effetti del cambiamento climatico sul comportamento dei giovani esemplari”.

In autunno, infatti, il falco cuculo migra verso l’Africa meridionale – Sudafrica e Botswana – dopo una prima sosta in Europa centro-orientale. Alcuni giovani si aggregano a dormitori orientali prima del grande salto africano. Un fenomeno che le recenti attività di inanellamento stanno iniziando a decifrare.

La Lipu, grazie a questo progetto pluriennale, ha fornito all’Italia una delle rare storie positive di conservazione. Ma il cammino resta lungo. La protezione del falco cuculo – sentinella della salute degli agroecosistemi – rappresenta anche un’occasione per ripensare a un’agricoltura più compatibile con la biodiversità.

“La tutela di una specie così fragile – conclude Gustin – passa dal cambiamento delle nostre pratiche agricole e dalla volontà politica di investire nella natura come bene comune. Il falco cuculo ci chiede esattamente questo.”

Foto Credit: Andrea Mazza Archivio Lipu

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