Alla Fondazione Magnani-Rocca moda e pubblicità in Italia dal 1950 al 2000

moda e pubblicità

Dal 13 settembre al 14 dicembre 2025, la Fondazione Magnani-Rocca apre le porte a una mostra che promette di diventare un punto di riferimento per chiunque voglia comprendere come la moda italiana abbia riscritto l’immaginario collettivo attraverso la pubblicità. Con un titolo evocativo – “Non avrai altro stile all’infuori di me”, eco dissacrante dello slogan di Jesus Jeans firmato da Oliviero Toscani – l’esposizione ripercorre cinquant’anni di comunicazione visiva e trasformazione sociale, tra spot iconici, fotografie d’autore, grafiche, riviste e campagne provocatorie.

Nelle sale della celebre Villa dei Capolavori, immersa nella campagna parmense e sede di una delle più importanti collezioni d’arte italiane, trovano spazio oltre 300 opere che raccontano la storia del Made in Italy attraverso le immagini che lo hanno fatto grande nel mondo.

Dalla sartoria al linguaggio pop: mezzo secolo di creatività
Curata da Dario Cimorelli, Eugenia Paulicelli (City University of New York) e Stefano Roffi (direttore scientifico della Fondazione), la mostra si concentra su un periodo cruciale per la moda italiana: quello in cui lo stile è diventato comunicazione di massa. Dai manifesti illustrati degli anni Cinquanta agli spot rivoluzionari degli anni Ottanta e Novanta, passando per la stagione iconica di Carosello, si osserva come la pubblicità sia passata da artigianato narrativo a potente linguaggio visivo, capace di influenzare desideri, comportamenti e identità.

Protagonisti assoluti sono i grandi nomi della moda: Armani, Versace, Gucci, Fiorucci, Ferré, Benetton, Moschino, ma anche gli illustratori e fotografi che hanno forgiato il gusto dell’epoca: René Gruau, Franco Grignani, Guido Crepax, Giovanni Gastel, Maria Vittoria Backhaus, fino alle provocazioni di Toscani, che ha rivoluzionato la comunicazione con immagini destabilizzanti e messaggi dirompenti.

La moda come performance del corpo
La mostra non è solo un viaggio estetico, ma un’indagine sul modo in cui la moda si è fatta linguaggio del corpo, strumento di affermazione personale e collettiva. Il visitatore può confrontarsi con spot storici proiettati in una sezione immersiva, figurine pubblicitarie di Fiorucci, gadget d’epoca, riviste e copertine che oggi appaiono come opere d’arte pop.

La collaborazione con istituzioni prestigiose – come il Museo Salce di Treviso, il CSAC dell’Università di Parma, la Raccolta Bertarelli di Milano e diversi archivi privati – garantisce un taglio scientifico e al tempo stesso spettacolare. Fondamentale, per la sezione audiovisiva, il contributo di Emmanuel Grossi, storico della pubblicità e fondatore dell’Archivio Generale Audiovisivo della Pubblicità Italiana, che ha messo a disposizione chicche come gli storici caroselli della Barilla con Mina, firmati da Piero Gherardi, già costumista per Fellini.

Una cornice d’eccezione: la Villa dei Capolavori
La mostra si svolge nella sede della Fondazione Magnani-Rocca, che accoglie opere di Tiziano, Renoir, Monet, Cézanne, Morandi, Canova, immerse in un contesto paesaggistico straordinario: un Parco Romantico recentemente restaurato grazie ai fondi PNRR, che testimonia tre secoli di storia del giardino.

Un luogo che unisce arte, natura e memoria, perfetto per accogliere un percorso che fonde la creatività contemporanea con le radici profonde del gusto italiano.

Info mostra
Moda e Pubblicità in Italia 1950-2000
📍 Fondazione Magnani-Rocca, Villa dei Capolavori, Mamiano di Traversetolo (PR)
📅 Dal 13 settembre al 14 dicembre 2025
🕙 Mar–Ven: 10–18 | Sab, Dom e festivi: 10–19 (chiusura biglietteria un’ora prima)
🎫 Biglietto intero €15 | Ridotto gruppi €13 | Scuole e under 14 €5
🎟 Visite guidate: sabato ore 16, domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30 (€20 con guida inclusa)
🔗 Info: www.magnanirocca.it | 📧 info@magnanirocca.it | ☎ 0521 848327 / 848148

Un appuntamento imperdibile per chi ama la moda, la storia della comunicazione e il bello in tutte le sue forme: perché, oggi più che mai, non avremo altro stile all’infuori di quello che sa raccontarci chi siamo stati – e chi vogliamo diventare.

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