Tra i filari ordinati di Montefalco il passato sembra affiorare con naturalezza nel presente. Succede durante “A Montefalco”, l’evento promosso dal Consorzio Tutela Vini di Montefalco, quando la visita alla storica cantina Scacciadiavoli si trasforma in un viaggio nel tempo.
Fondata nella seconda metà dell’Ottocento dalla famiglia Boncompagni Ludovisi, la cantina nasce con un’impronta sorprendentemente moderna per l’epoca: un modello ispirato alle maison francesi, pensato per sfidare apertamente i grandi rossi toscani. Un’ambizione chiara, quasi audace, che ancora oggi si percepisce tra le mura della tenuta.
Il nome stesso, Scacciadiavoli, sembra uscire da una leggenda. Si racconta che il toponimo fosse già presente prima della fondazione della cantina, forse legato alla presenza di un esorcista nella zona. Una suggestione che si intreccia con documenti storici custoditi persino negli archivi più enigmatici, come quelli dell’Archivio Segreto Vaticano, dove compaiono antichi riferimenti alla proprietà.
Al centro di tutto, il Sagrantino, vitigno identitario e misterioso, le cui origini sembrano affondare addirittura nel Medio Oriente. Un’uva potente, capace di raccontare il carattere profondo di questa terra.
La storia della cantina prende una svolta negli anni ’50, quando Amilcare Pambuffetti, allora operaio della stessa azienda, riesce ad acquistarla. Un passaggio che ha il sapore delle storie italiane più autentiche: lavoro, visione e riscatto. Oggi, alla guida c’è la quarta generazione della famiglia, rappresentata da Liù Pambuffetti, che porta avanti l’eredità con uno sguardo contemporaneo.
Durante la degustazione, il racconto si è fatto liquido, passando da calice a calice. Si inizia con le bollicine: uno spumante metodo classico pas dosé e un brut rosé, eleganti e precisi. Poi i bianchi — dal Grechetto al Montefalco Bianco DOC 2025, fino al Trebbiano Spoletino in versione Spoleto DOC 2025 e nella più sperimentale interpretazione in anfora del 2024.
Ma è con i rossi che il territorio prende pienamente voce: Montefalco Rosso DOC 2023, Montefalco Sagrantino DOCG 2022 e il Sagrantino Passito DOCG 2021, chiusura intensa e avvolgente di un percorso coerente e profondo.
Ad accompagnare i vini, la cucina di due giovani chef romani, Edoardo e Tommaso, fondatori dell’Osteria Fario. Il loro progetto nasce a Visso, nel cuore di un territorio che chiede di essere riscoperto, e trova nel dialogo con il vino una naturale estensione.
I piatti raccontano una ricerca attenta e identitaria: carpaccio di trota marinata con salsa di farro fermentato, asparagi e yogurt; insalata di fave con brodo di bucce alla brace e pecorino in doppia stagionatura; un cannelloncino intenso, con genovese di pecora, salsa Mornay allo zafferano, midollo ed elicriso. E poi una caprese sorprendente, con crema di ricotta e visciole.
Ogni elemento, dal piatto al calice, parla di territorio e di futuro. L’utilizzo di materie prime locali diventa scelta etica prima ancora che gastronomica: valorizzare piccoli produttori, costruire reti, dare voce a una nuova generazione.
Sicuramente Scacciadiavoli non è solo un nome evocativo, ma una storia che continua a evolversi, senza mai perdere il legame con le sue radici.
Benedetta Tintillini
