L’antico castello di Brufa, costruito dal Conte Attone nell’880, era situato nella parte più alta del borgo e precisamente in corrispondenza dello strapiombo di “Pago”. In seguito alla distruzione del castello ad opera di Bertoldo di Ursilingen i Tiberti, signori di questa terra, sostenuti dalla vicina e potente Spoleto, nel 1265 riedificarono la fortificazione ampliandola. Successivamente al violento terremoto del 1328 il nucleo originario si estese sino a raggiungere l’attuale piazza del Mercato per essere nuovamente ampliato nel 1400, quando all’impianto urbanistico più antico fu annessa una nuova area, che oggi corrisponde all’attuale borgo, riconosciuto dal Touring Club come uno dei più belli d’Italia. Ognuna delle tre aree era racchiusa da mura, porte e torri. Della più antica non resta nulla, della seconda permane la torre dell’orologio e qualche altro cenno mentre, della terza ed ultima area, si conservano lungo tratti di mura. Il castello di Monteleone di Spoleto risultava così diviso in Terzieri, vale a dire rioni corrispondenti ai tre suddetti nuclei abitati: San Nicola, comprendente la parte più alta fino alla piazza del Mercato; Santa Maria che si estendeva dalla Chiesa di San Francesco a quella di Santa Caterina ed ultimo, non per importanza, il terziere di San Giacomo che racchiudeva l’attuale borgo.
Partendo da oriente il visitatore si imbatte nel baluardo dell’Annunziata e, proseguendo verso l’alto, scavalcato il versante di Pago, raggiunge il bastione della Macchia, posta a difesa di un terzo fortilizio ; di qui un camminamento conduce alla porta del Borgo, vicino alla quale si innalzano due torri. L’armeria del castello, nucleo strategico fondamentale, era situata nei locali sottostanti la Chiesa di San Francesco, luogo ben munito al centro del paese e difficilmente raggiungibile. Secondo la ricostruzione degli storici era fornita di cannoniere, balestriere, archibugi da muro e da spalla. Il Piersanti, riferisce che in una sua visita a questa armeria, tra i pezzi di bronzo più antichi, ve ne trovò uno con impressa l’immagine della Vergine Maria, probabilmente sottratta agli spoletini durante l’assedio del 1555 ed ispirata ad un’icona votiva particolarmente venerata nel vicino Ducato. Le mura del castello, conservate in larga, si sviluppano per oltre 1500 metri e presentano, ad intervalli regolari, otto baluardi a forma poligonale con feritoie a più livelli. Le sei torri, invece, quadrate o rotonde, si inseriscono all’interno del tessuto urbano e venivavo utilizzate perlopiù dalle vedette o da acquarteriamento dei soldati.
Tre sono le porte attraverso le quali si accede al castello: quella delle Monache, così detta per la vicinanza al Monastero di Santa Caterina; porta della Fonte così chiamata poiché attraversandola si giungeva alla Fonte del Coppo e quella del Borgo – più tardi chiamata Porta Spoletina – dalla quale dipartivano tre itinerari: verso Spoleto, verso la Forca del Salto e verso Leonessa. A sottolineare l’importanza strategica dell’impianto urbanistico, lo “Statuto di Monteleone di Spoleto obbligava le alte cariche cittadine a perlustrare una volta al mese la cinta muraria e prevedeva pene severissime per chi, in qualunque modo, danneggiasse le mura. Tutti i cittadini, dai 14 ai 70 anni, erano obbligati a prestare servizio di guardia, di giorno e di notte.
Paolo Aramini
Crediti foto: www.umbriatourism.it
