Due donne lontanissime per provenienza, linguaggio e destino, ma sorprendentemente vicine nelle ferite, nelle passioni e nella costruzione del proprio mito. È questo il cuore di “Frida Kahlo e Marilyn Monroe. Vite parallele”, la grande esposizione ospitata a Palazzo dei Priori di Fermo dal 28 giugno al 1° novembre 2026, che mette in dialogo due figure simbolo assolute del Novecento: Frida Kahlo e Marilyn Monroe.
Curata da Carolina Dema, Tanino Bonifacio e Alberto Rossetti, la mostra propone oltre 120 fotografie che attraversano le esistenze delle due protagoniste, restituendone non solo il volto pubblico, ma anche la dimensione più intima e fragile.
Promossa dal Comune di Fermo con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, in collaborazione con Rjma Progetti culturali e Art Book Web, l’esposizione si presenta come un racconto biografico che intreccia arte, cinema, politica e cultura visiva.
A unire Frida e Marilyn, pur senza che si siano mai incontrate, sono alcune sorprendenti affinità: il rapporto complesso con il corpo, la costruzione di un’identità pubblica fortemente iconica, amori tormentati, il desiderio di maternità mai realizzato e una costante tensione tra fragilità privata e immagine pubblica.
Uno dei punti di contatto più affascinanti del percorso è rappresentato dal fotografo Nickolas Muray, che ebbe un lungo legame sentimentale con Frida Kahlo e una relazione segreta con Marilyn Monroe, emersa solo dopo la sua morte attraverso il ritrovamento di una fotografia autografata con una dedica appassionata.
Le immagini in mostra, firmate da grandi maestri della fotografia del Novecento come Guillermo Kahlo, Imogen Cunningham, Edward Weston, Milton Greene, Cecil Beaton e Richard Avedon, ricostruiscono i momenti salienti delle loro vite: dall’infanzia alla consacrazione artistica e mediatica.
Accanto a loro emergono anche le figure che hanno segnato il loro cammino: Diego Rivera, compagno di Frida e presenza ingombrante nella sua vita; Joe DiMaggio, Arthur Miller e John F. Kennedy per Marilyn; ma anche Leon Trotsky, figura centrale nell’universo politico e personale di Frida.
Non mancano fotografie di scena che immortalano Marilyn accanto a grandi protagonisti di Hollywood come Laurence Olivier, Jack Lemmon, Tony Curtis, Groucho Marx e Cary Grant.
Il percorso si conclude con due sezioni speciali, “Omaggio a Frida” e “Omaggio a Marilyn”, dove documenti, materiali video e opere d’arte testimoniano la loro eredità culturale. Tra gli artisti presenti spiccano Andy Warhol, Mimmo Rotella, Marco Lodola, Xu De Qi e Zhang Hongmei, autrice di una fedele reinterpretazione di Las Dos Fridas.
La mostra si configura così come un viaggio intenso nella complessità di due vite segnate dal dolore fisico ed emotivo, ma anche da una straordinaria capacità di trasformare la sofferenza in arte e simbolo. Da un lato Frida, segnata dalla poliomielite e dal devastante incidente che ne condizionò il corpo per tutta la vita; dall’altro Marilyn, intrappolata nell’immagine costruita da Hollywood e rifugiatasi nella scrittura privata e nella poesia.
Due percorsi differenti, ma accomunati da una stessa tensione esistenziale, che portarono entrambe a confrontarsi con la morte prematuramente. E proprio in questa fragilità condivisa risiede il nucleo più potente dell’esposizione: mostrare come dietro il mito si celassero due donne reali, vulnerabili e rivoluzionarie.
Un omaggio che restituisce umanità a due icone immortali e invita il pubblico a rileggere le loro storie non solo come leggenda, ma come testimonianza di lotta, libertà e autodeterminazione.
