Il rapporto tra natura e arte come chiave per costruire nuove forme di consapevolezza e tutela ambientale, ma anche come percorso storico che attraversa i secoli e racconta l’evoluzione dello sguardo umano sul mondo. È questo il cuore dell’intervento di Chiara Valdambrini, direttrice della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, al XVII Forum internazionale per l’informazione sulla salvaguardia della natura, organizzato da Greenaccord ETS, svoltosi dal 18 al 21 marzo 2026 a Treviso.
Nel suo contributo, Valdambrini ha proposto un ampio excursus storico, mettendo in luce come il rapporto tra uomo e natura, mediato dall’arte, sia profondamente mutato nel tempo, riflettendo visioni culturali, filosofiche e sociali differenti.
Dalle prime rappresentazioni simboliche del mondo naturale, in cui la natura era percepita come forza misteriosa e spesso sacra, si passa all’età classica, dove essa diventa misura di armonia e proporzione. È però nel Medioevo che la natura assume un ruolo subordinato, interpretata prevalentemente come creazione divina e dunque funzionale a un ordine superiore.
La svolta arriva con il Rinascimento, quando lo studio della realtà e del paesaggio si fa più attento e scientifico: l’uomo torna al centro, ma in dialogo con l’ambiente che lo circonda. Questo processo trova una delle sue espressioni più alte nella pittura di paesaggio tra Sei e Settecento, quando la natura diventa soggetto autonomo e non più semplice sfondo.
Valdambrini ha poi evidenziato il passaggio cruciale dell’Ottocento, con il Romanticismo, in cui la natura viene percepita come luogo del sublime, capace di suscitare emozioni profonde e contrastanti. Un cambiamento che apre la strada alle avanguardie del Novecento, dove il rapporto con il paesaggio si frammenta, si astrattizza e si carica di nuove tensioni legate alla modernità.
Nel secondo Novecento, ha sottolineato la direttrice, si afferma una svolta decisiva: l’arte non si limita più a rappresentare la natura, ma entra in relazione diretta con essa. Movimenti come la Land Art portano gli artisti a intervenire fisicamente nel paesaggio, trasformandolo e allo stesso tempo interrogandolo, anticipando molte delle riflessioni contemporanee sulla sostenibilità.
Oggi, questo percorso trova una nuova centralità. L’arte contemporanea si confronta sempre più con le emergenze ambientali, diventando uno strumento di denuncia, ma anche di proposta. Installazioni, progetti site-specific e pratiche partecipative contribuiscono a costruire una narrazione complessa, in cui la natura non è più oggetto passivo, ma soggetto con cui dialogare.
In questo quadro, il ruolo delle istituzioni culturali diventa strategico. Valdambrini ha ribadito come realtà come il Santa Maria della Scala possano agire da piattaforme di incontro tra arte, scienza e società, promuovendo progetti capaci di sensibilizzare il pubblico e di attivare nuove forme di responsabilità collettiva.
Gli spazi museali, in questa prospettiva, si trasformano in luoghi dinamici, dove la memoria storica si intreccia con le urgenze del presente. L’arte diventa così un linguaggio accessibile, capace di tradurre temi complessi in esperienze emotive e condivise, favorendo una maggiore consapevolezza ambientale.
Nel contesto del Forum di Treviso, l’intervento ha offerto una riflessione articolata e attuale: il dialogo tra natura e arte non è soltanto una questione estetica, ma un processo culturale che attraversa la storia e che oggi, più che mai, si configura come uno strumento fondamentale per immaginare il futuro.
In un’epoca segnata da profonde trasformazioni ambientali, rileggere questo legame significa riscoprire il valore dello sguardo artistico come forma di conoscenza e responsabilità. Un invito, quello lanciato da Valdambrini, a considerare l’arte non solo come testimonianza del passato, ma come risorsa attiva per costruire una nuova relazione tra uomo e natura.
Benedetta Tintillini
