Si alza il sipario su “Orvieto in Fiore 2026”, la manifestazione che nel lungo fine settimana della Pentecoste trasforma Orvieto in un grande giardino a cielo aperto, intrecciando storia, spiritualità, folklore e creatività contemporanea. L’edizione 2026 si apre domani con la presentazione e la premiazione dei bozzetti delle infiorate realizzati dagli studenti del Liceo Artistico “L. O. Valentini”, dando ufficialmente il via a un programma ricco di appuntamenti che animeranno la città fino a domenica 24 maggio.
Concerti, mostre, trekking urbani, laboratori, spettacoli, incontri culturali, mercati florovivaistici e le immancabili infiorate accompagneranno uno degli eventi più sentiti della tradizione orvietana, culminando con il suggestivo Palio della Palombella, tra sbandieratori, musici e cortei storici.
L’edizione 2026 punta sempre di più su un’esperienza immersiva e diffusa, coinvolgendo non solo il centro storico ma anche quartieri e spazi urbani meno centrali. Tra le principali novità spicca “Me ne Curo”, il progetto ospitato nel Giardino del Fosso dell’Abbadia, nato dalla collaborazione tra Comune, scuole, Usl, associazioni e realtà del terzo settore.
«Questa collezione di piccoli grandi eventi vuole estendere il “prendersi cura” anche alla comunità che vive e anima quegli ambiti, in un’ottica di città viva ed accogliente», spiega Carla Lodi, sottolineando anche l’importanza di coinvolgere Orvieto Scalo nel programma della manifestazione.
Grande attenzione anche all’incontro tra arti e tradizioni. Venerdì 22 maggio, infatti, “Un fiore per Orvieto” unirà la ceramica artistica orvietana alla mostra dei fiori in merletto provenienti da tutta Italia, nell’ambito dell’evento nazionale Buongiorno Ceramica. Ad arricchire l’esposizione saranno le composizioni di ikebana e una serie di laboratori dedicati ad adulti e bambini.
«Abbiamo pensato di unire la ceramica orvietana con la mostra dei fiori in merletto, creando un dialogo tra artigianato, tradizione e creatività», racconta Loretta Lovisa.
Sabato 23 maggio sarà invece protagonista il grande mercato florovivaistico allestito in Piazza della Repubblica. Una proposta che punta sulla qualità e sulla ricerca botanica, come spiega il direttore artistico Mauro Di Sorte: «I visitatori potranno scoprire ortensie rare, passiflore particolari, rose, tillandsie, erbacee perenni, peperoncini da tutto il mondo e molte altre varietà insolite».
Non mancheranno gli appuntamenti culturali e artistici, come il trekking urbano tra infiorate e giardini nascosti, il workshop di ikebana, gli spettacoli di danza, i concerti e l’incontro dedicato ad Alda Merini con Guido Barlozzetti e il musicista Riccardo Cambri nel giardino del Museo “Claudio Faina”.
Il momento più atteso arriverà domenica 24 maggio con il Palio della Palombella, una delle rievocazioni storiche più antiche e simboliche dell’Umbria. Quest’anno il corteo storico si presenterà in una veste rinnovata e più diffusa, con figuranti e nobili dislocati nei palazzi storici lungo Corso Cavour, pronti a unirsi al passaggio degli sbandieratori e dei musici.
«La volontà è quella di diffondere sempre di più il clima di festa e di gioia», spiega Alberto Bellini, evidenziando il coinvolgimento di tanti giovani nella rievocazione.
Alle 12 in Piazza Duomo si terrà la tradizionale discesa della Palombella, la spettacolare rappresentazione dello Spirito Santo che attraversa il cielo su un cavo tra squilli di trombe e mortaretti. Nel pomeriggio il centro storico si animerà con il corteo storico, il torneo dei balestrieri, gli spettacoli medievali degli Sbandieratori e Musici dei Quartieri di Orvieto e il carosello equestre delle Dame della Rupe.
La manifestazione affonda le sue radici nel 1465, anno del matrimonio tra Pietro Antonio Monaldeschi della Vipera e Giovanna Monaldeschi della Cervara, evento che pose fine a oltre un secolo di lotte interne alla città. Da allora la Palombella è diventata simbolo di pace, armonia e rinascita.
Ed è proprio questo il messaggio che Orvieto in Fiore vuole rilanciare anche nel 2026: una festa collettiva capace di unire storia, arte, comunità e speranza, nel segno della bianca colomba che continua a volare sopra la città come augurio di pace.
