Una foto che vale più di qualsiasi parola, eccoli, i giardinetti al centro di Piazza Dalmazia a Terni: uno spazio che oggi appare stanco, abbandonato, con giochi usurati, che ha perso la sua funzione ed insieme il suo colore mentre dovrebbe essere una verde pausa urbana, rifugio per bambini e anziani.
Un giardino pubblico, in una piazza centrale, è uno spazio educativo, sociale, relazionale. Per i bambini significa esplorazione sicura, movimento, immaginazione. Per gli anziani significa sosta, incontro, osservazione della vita che passa. Altrimenti perde la sua funziona aggregativa, ricreativa.
Che cosa sarebbe allora l’ideale? Non un parco costoso o “di design”, ma un verde vero: alberi curati e valorizzati, zone d’ombra pensate, sedute comode e accessibili, giochi inclusivi, materiali naturali, un minimo di presidio e manutenzione costante. Un posto che invogli a restare, non solo ad attraversare.
I giardini fanno poi la storia del luogo che li accoglie. Lì generazioni di anziani hanno condiviso la loro vita in racconti senza tempo, lì generazioni di bambini hanno visto i loro primi passi, in un mondo che gli appariva allora fiabesco ed avventuroso. Poi da grandi, suggestioni nostalgiche attraversano la mente nel rivederli.
Italo Calvino scriveva: “La città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano.” Anche questi giardinetti raccontano qualcosa: raccontano quanto spazio diamo, oggi, alla qualità della vita quotidiana.
Migliorarli è un investimento sociale. Si può partire da poco: un progetto condiviso, il coinvolgimento delle scuole e dei residenti, una manutenzione programmata, qualche elemento verde in più, un’idea chiara di funzione. Perché Terni, di spazi che tornino ad agire, ne ha un bisogno concreto.
Fabrizio Ricci Feliziani
