Il legame fra la grande tradizione spirituale italiana e la poesia contemporanea si rinnova come un filo che trova la sua massima espressione nell’essenzialità del sentire. E’ su questa lunghezza d’onda che si muove “Il dolce sentire”, raccolta poetica di Carla Capomaccio, pubblicata da Fawkes Editions con la collaborazione di Enrico Duratorre e presentata il 27 luglio durate i festeggiamenti parrocchiali di Sant’Anna a Gaeta. Un evento di condivisione letteraria e insieme atto di solidarietà, dato che il ricavato spettante all’autrice sarà interamente devoluto alla Fondazione Don Cosimino Fronzuto che, nata nel 1990 per portare avanti l’opera di solidarietà dell’amato sacerdote locale scomparso nel 1989 e per il quale è in corso una causa di beatificazione, si occupa di assistenza, inclusione sociale e formazione per ragazzi con disabilità e in condizioni di fragilità supportando le famiglie.
Fin dalle prime battute dell’incontro, condotto da Piera Salipante e al quale era presente anche il parroco don Erasmo Matarazzo, l’atmosfera si è tinta di una profonda spiritualità. L’autrice si è presentata al folto pubblico presente sulle note dell’omonimo canto che è il titolo stesso dell’opera, “Il dolce sentire”, che evoca immediatamente una delle pagine più intense del misticismo italiano: il celebre testo francescano che canta la bellezza del Creato e la pace dell’anima.
I riferimenti alle definizioni di arte, poesia e bellezza proposti da Giovanni Paolo II che durante l’incontro sono stati sottolineati hanno suggellato l’idea della funzione ‘educativa’ oltre che ‘medicinale’ della scrittura e della poesia in special modo.
Nelle parole dell’autrice, poi, la genesi di un progetto emerso in un momento di crisi e proseguito con l’idea del ‘dono’: “La poesia – ha affermato – è entrata nella mia vita durante il periodo del primo lockdown, quando quasi tutto intorno si è fermato. Non riuscivo a stare ferma, quasi incredula di quello che accadeva. È lì che sono nate le mie prime poesie: parole necessarie, per esprimermi, per non sentirmi imprigionata”. In quel momento di isolamento forzato, che per molti ha rappresentato un deserto emotivo, la poetessa ha compiuto una rivoluzione silenziosa, del tutto affine alla sensibilità umbro-francescana. Ha spogliato lo sguardo dal superfluo per guardare all’origine delle cose: “Ho iniziato a guardare la vita con occhi diversi, – ha proseguito – ad apprezzare la semplicità, a lasciarmi stupire dall’essenziale. Mi sono sintonizzata con la mia anima, il mio cuore, la mia fede, la mia speranza”. La poesia, dunque, come un moderno “Cantico” che nasce dalle vibrazioni della vita vera: l’amore per la famiglia, l’amicizia, persino le delusioni. E la riscoperta di un ottimismo che, nutrito dalla fede, trova sempre la forza di risalire. “Questa raccolta nasce come dono – ha sottolineato l’autrice, annunciando che è in corso d’opera una seconda raccolta – per chi cerca ancora un poco di sensibilità, amore e altruismo. Scrivere mi permette di volare libera, di fare lunghi viaggi interiori e scoprire paesaggi meravigliosi”.
Maria Vittoria Grotteschi
