Presentato Qolossus 2.0, il quantum computer fotonico modulare sviluppato alla Sapienza

qolossus 2.0

È stato presentato ufficialmente Qolossus 2.0, il primo computer quantistico fotonico modulare interamente realizzato in Italia. Il sistema rappresenta un passo decisivo nello sviluppo di tecnologie quantistiche basate sulla luce e nasce nell’ambito dell’iniziativa PNRR ICSC – Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing. Il progetto è coordinato dall’Università Sapienza di Roma, all’interno del Quantum Lab guidato da Fabio Sciarrino, con la collaborazione dei gruppi di ricerca di Roberto Osellame (CNR – Istituto di Fotonica e Nanotecnologie di Milano) e di Daniele Bajoni (Università di Pavia).

La Rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, ha sottolineato come il nuovo sistema rappresenti non solo un traguardo scientifico, ma anche un investimento strategico per il futuro del Paese. «Le tecnologie quantistiche sono uno dei campi in cui si gioca la credibilità scientifica dell’Italia. La ricerca è la lingua più autorevole che possiamo parlare nel mondo, fondata su trasparenza, risultati verificabili e sulla nostra capacità di integrare innovazione e tradizione», ha affermato, ringraziando i ricercatori coinvolti.

Qolossus 2.0 si distingue per l’utilizzo dei fotoni come unità di calcolo, soluzione che elimina la necessità di lavorare a temperature estremamente basse e facilita la futura integrazione con le reti di comunicazione quantistica. Questo approccio rientra in un nuovo paradigma della computazione fotonica, potenzialmente in grado di offrire elevate prestazioni accompagnate da un consumo energetico ridotto.

«Da oggi Qolossus 2.0 sarà pienamente operativo», ha dichiarato Fabio Sciarrino. «Miriamo ora a sviluppare nuovi algoritmi e protocolli quantistici e a potenziare l’architettura, aumentandone la complessità e l’interconnessione tra più dispositivi». Il nome del dispositivo rende omaggio a Colossus, uno dei pionieri dell’informatica che contribuì alla decifrazione dei codici dell’Enigma.

Uno dei punti di forza di Qolossus 2.0 è la capacità di processare non solo qubit, ma anche qudit, unità quantistiche con dimensione superiore che ampliano le possibilità di calcolo. Il processore fotonico alla base del sistema è stato realizzato a Milano, presso l’IFN-CNR, grazie a tecniche di nanofabbricazione sviluppate nell’arco di vent’anni. «Siamo in grado di produrre processori allo stato dell’arte a livello mondiale», ha spiegato Roberto Osellame.

L’Università di Pavia ha invece lavorato sulle sorgenti di luce quantistica basate su chip con guide a spirale, connesse al processore tramite fibre ottiche.

Il progetto si inserisce nella Strategia italiana per le tecnologie quantistiche, coordinata da diversi ministeri e istituzioni nazionali. Lo Spoke 10 del Centro Nazionale ICSC, dedicato al quantum computing, ha già finanziato altre tre piattaforme basate su tecnologie superconduttive, atomi freddi e ioni intrappolati, sviluppate rispettivamente presso le Università di Napoli, Firenze e Padova. A queste si aggiungono due importanti infrastrutture ospitate al Cineca di Bologna.

L’obiettivo complessivo è delineare una roadmap nazionale che renda l’Italia competitiva nelle tecnologie quantistiche, favorendo lo sviluppo di nuove filiere industriali e creando occupazione altamente qualificata. Come ha concluso Sciarrino, «l’Italia vanta una lunga tradizione nella fotonica, un settore che potrebbe rivelarsi decisivo per rafforzare il nostro ruolo nel panorama internazionale del quantum computing».

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