Radiogiallo: gli anni ruggenti della radio “dietro i transistor”

radiogiallo

di Benedetta Tintillini

 

Chicca deliziosa quella offerta dal Todi Festival ieri sera. Radiogiallo, un’idea antica ed innovativa di Sergio Ferrentino che, attraverso i testi di Carlo Lucarelli ha condotto gli spettatori (o gli ascoltatori?) dietro le quinte, non di un teatro, ma di uno studio radiofonico EIAR durante il Ventennio.

Houmor, fascino retrò e grande tecnica gli ingredienti vincenti per condurre il pubblico alla scoperta dei segreti professionali e non, che si celano dietro la realizzazione di un programma complesso come un audiodramma radiofonico, tra esigenze di copione e pressioni esterne alle quali, giocoforza, il gruppo di attori si trova a dover accondiscendere.

Accompagnati dalle canzoni d’epoca e dagli stacchetti tipici dei programmi radiofonici, uccellino della radio incluso, Daniele Ornatelli, Cecilia Broggini, Alessandro Pazzi, Eleni Molos, Maurizio Pellegrini, Roberto Recchia hanno interpretato con estrema bravura i personaggi di questa variegata compagnia, attori e doppiatori che hanno dimostrato ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, il grande livello interpretativo delle italiche professionalità.

Ma perché la radio ebbe così tanto successo? E perché, nonostante i mille gingilli tecnologici la radio ha sempre il suo vastissimo pubblico? E’ presto detto: la magia è il segreto, la magia dei suoni, delle parole, delle musiche e degli effetti. Guardare gli attori ed il rumorista in scena è un’esperienza interessantissima, ma, basta chiudere gli occhi per qualche istante, e dal palcoscenico si viene immediatamente proiettati nel mondo etereo, suggestivo e sognante della radio.

 

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