Foligno. Allo Spazio Zut è tempo di ‘Re: play’

istvan

Ora anche la musica ha la sua stagione. Di qualità, delineata attraverso un cartellone che da novembre 2016 arriverà fino a maggio 2017. Dopo il cartellone ‘Re: act’, dedicato al teatro contemporaneo, pure la musica quindi avrà il suo giusto contenitore. E la contemporaneità sarà sempre al centro, anche della proposta sonora. ‘Re: play’ si caratterizza così come la nuova stagione musicale dello Zut di Foligno, che si conferma uno spazio multiculturale e multidisciplinare molto originale e attivo su più fronti.

‘Re: play’ ha l’obiettivo di affrontare il tema della musica live, ormai largamente inflazionato, in maniera accurata e profonda. L’esigenza naturalmente è nata in risposta a un fermento musicale locale e non, che vuole mettere in risalto quel filone di “nicchia” che difficilmente trova spazio.

Saranno proposti così artisti che oltre al concerto offrono un vero e proprio spettacolo a 360 gradi, con proiezioni e presentazioni, per dare spazio a differenti linguaggi artistici. La rassegna trasforma lo spazio Zut in una sala concerti, in cui la musica non è mero intrattenimento ma esperienza sonora che merita attenzione e cura.

‘Re: play’ presenta una programmazione in 2 parti (Side A e Side B) e composta di 3 concerti l’una per affrontare in modo più coerente e accurato atmosfere, personalità e sonorità differenti. La prima parte (Side A) è caratterizzata da tre band italiane dalle sonorità pesanti e scure, i Marnero (12 novembre, in apertura gli Autunno), gli Istvan (2 dicembre, in apertura i Rijgs e i Fairy Tales), e gli OvO (6 gennaio, con Hate & Merda e il Capro). La seconda parte della stagione (Side B)  si svolgerà da febbraio a maggio.

Inoltre, per allargare il più possibile la possibilità di accesso alla stagione, è stato scelto di proporre dei costi di ingresso molto contenuti e i concerti si svolgeranno in orari adeguati per una giusta fruizione da parte del pubblico.

Sabato 12 novembre per il primo appuntamento della stagione si inizierà alle 19 con la presentazione del libro ‘La Malora’ di John D. Raudo (ingresso libero). Alle 22 il concerto dei Marnero con in apertura gli Autunno da Perugia e l’aftershow a cura di Luca Benni della To Lose La Track (ingresso 5 euro).

‘La Malora’ è, al tempo stesso, un libro di J.D. Raudo e il quarto disco dei Marnero. Il libro è pubblicato da bébert edizioni e racconta in 176 pagine la storia che il disco mette in musica. L’album è il quarto capitolo con cui i Marnero concludono la Trilogia del Fallimento iniziata nel 2010 con ‘Naufragio Universale’ e proseguita nel 2013 con ‘Il Sopravvissuto’. I brani sviluppano le coordinate sonore già familiari alla band – l’hardcore di scuola svedese, il post-rock epico di band nipponiche come Mono ed Envy, le melodie sepolte nei feedback di certo black metal nordico – per narrare naufragi, sconfitte e sciagure sia individuali che collettive.

Venerdì 2 dicembre toccherà invece agli Istvan.  Poco più che ventenni, i tre sembrano arrivare da Palm Desert, ma sono cresciuti a Forlì. “Istvan” è il disco omonimo d’esordio, uscito per Bronson Recordings, figlio dei grandi maestri tra heavy, psych, e doom contemporaneo e ispirato alla filosofia del mistico tedesco del Seicento Johannes Scheffler, che qui in Italia conosciamo come Silesio. Tra metafisica, panteismo e spiritualità cristiana, le tracce si avventurano in distese desolate tra deserti stoner, andamenti doom e avvolgenti rarefazioni drone dove il magma incontra e si scontra con le foschie post-rock. Incombono i fantasmi di Earth, Om ed Earthless, aleggia lo spirito di Black Sabbath e una reminiscenza di Slint, e ancora quello del vate John Fahey.

Venerdì 6 gennaio 2017, saranno gli OvO a chiudere la prima parte di stagione. Gli OvO sono da sempre una delle band più attive del panorama rock rumoroso mondiale. Più di 900 concerti, un numero imprecisabile di uscite discografiche tra album, collaborazioni, singoli, pezzi su compilation, li hanno fatti conoscere ovunque anche per l’originalità della loro proposta. Un duo formato da una piccola e indemoniata cantante/chitarrista ovvero Stefania Alos Pedretti ed un energumeno che suona una mezza batteria come se fosse il set di un gruppo metal ovvero Bruno Dorella. I loro live leggendari li hanno portati ovunque in Europa, Nord America, Messico, Medio Oriente, Sud Est Asiatico. Quello che fanno non è catalogabile in un genere musicale. Non è noise, non è metal, non è doom, non è punk, non è rock and roll, anche se c’è un po’ di tutto questo. Per una volta si può davvero dire che un gruppo sia indefinibile. Dopo alcuni album sulla loro etichetta Bar La Muerte pubblicano dischi per etichette americane fino alla nuova collaborazione con Dio Drone per il nuovo album “Creatura”.

Hanno collaborato o suonato con alcuni tra i più grandi nomi della musica rock sperimentale contemporanea, ed hanno lavorato anche su sonorizzazioni cinematografiche (Nosferatu, Frankenstein) e col teatro (“Aeneis V”, Teatro Lenz). Con “Creatura” continua e si sviluppa una vena in cui il rock pesante si miscela in modo del tutto naturale ed originale con suoni elettronici, mantenendo gli OvO un oggetto estraneo e misterioso nel panorama mondiale ormai da 18 anni.

Post correlati

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi