San Francesco nostro contemporaneo: arte, spiritualità e materia in dialogo

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A Perugia la mostra “San Francesco nostro contemporaneo” unisce arte e spiritualità con opere, tra gli altri, di Penone, Abramović e Dottori. Dal 18 aprile al 1° novembre 2026.

Un grande filone di pane accoglie il visitatore ancora prima di varcare la soglia di Palazzo Baldeschi, a Perugia. È un’immagine potente e quasi straniante quella che introduce la mostra San Francesco nostro contemporaneo: sul balcone campeggia “Pane alfabeto” di Giuseppe Penone, un’opera lunga 2,80 metri e dal peso di 24 chilogrammi, destinata a trasformarsi nel tempo sotto l’azione della natura, fino a rivelare lentamente l’alfabeto nascosto al suo interno. Presentata per la prima volta nel 1969, questa “terza cottura” è stata realizzata grazie alla collaborazione con il panificio Alunni, rinnovando il dialogo tra materia, tempo e significato.

La mostra, organizzata da Fondazione Perugia in collaborazione con la galleria Nazionale dell’Umbria, e curata da Costantino D’Orazio, si apre all’interno con un’opera di Flavio Favelli: due confessionali ricomposti, che ribaltano la loro funzione originaria e il punto di vista dello spettatore, invitato a interrogarsi sul senso della visione e della partecipazione.

All’inaugurazione erano presenti, tra gli altri, Italo Tomassoni, che ha illustrato il lavoro di Gino De Dominicis, e Massimo Duranti, intervenuto sulle opere di Gerardo Dottori. Proprio Dottori emerge come figura centrale nel percorso: ha ritratto San Francesco ben 35 volte, e in mostra è presente una rara vetrata, insieme al bozzetto per l’affresco della cappella “Salus Infirmorum” a Monteluce e a quello per un francobollo commemorativo. A questi si aggiunge un cielo stellato graffito, proveniente da una collezione privata e raramente esposto.

Il percorso intreccia opere contemporanee e testimonianze storiche, come reliquiari dedicati al Santo e una moneta commemorativa proveniente dal Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, restituendo la complessità della sua eredità spirituale e culturale.

Tra i lavori più iconici presenti in mostra spicca anche la celebre “Venere degli stracci” di Michelangelo Pistoletto, potente metafora del rapporto tra bellezza ideale e realtà materiale. L’opera si lega profondamente alla figura di San Francesco attraverso il tema della povertà: come il Santo, che dopo la spoliazione sceglie la nudità e il distacco dai beni terreni, anche la Venere si confronta con l’accumulo disordinato degli stracci, simbolo di ciò che resta del consumismo. In questo contrasto emerge una tensione verso l’essenzialità, un invito a riscoprire un equilibrio tra materia e spirito, tra bisogno e superfluo.

Tra i temi affrontati emerge anche la figura del giullare: San Francesco come “giullare di Dio”, capace di parlare al mondo con semplicità e radicalità. Una visione che trova eco nell’arte contemporanea, nella comune ricerca di verità ed essenzialità.

L’opera di Marina Abramović indaga il rapporto con “sorella morte” e la caducità della vita, mentre Kiki Smith esplora il ruolo del femminile nella vicenda francescana e nella storia. Sabrina Mezzaqui propone un delicato volo di uccelli legati ai rami, evocando il legame tra uomo e natura, mentre De Dominicis, con la sua tensione verso l’impossibile, riflette sul superamento dei limiti umani e sull’aspirazione all’immortalità.

La mostra si distingue anche per la sua dichiarata laicità: il messaggio di Francesco viene restituito come patrimonio universale, capace di parlare agli artisti e al pubblico contemporaneo al di là della dimensione strettamente religiosa. Un dialogo aperto, in cui spiritualità e arte si incontrano per interrogare il presente.

Benedetta Tintillini

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