Nel cortile del Palazzo della Sapienza, antica sede dell’Università di Roma (1303–1935) e oggi Archivio di Stato, si erge la chiesa dedicata a Sant’Ivo Helory, patrono degli avvocati. Fu progettata e realizzata da Francesco Borromini tra il 1642 e il 1660, sotto il pontificato di Urbano VIII e completata sotto Alessandro VII Chigi.
Nel nostro video il capolavoro dell’architettura barocca è spiegato da un “Cicerone” d’eccezione: il dott. Riccardo Gandolfi, direttore dell’Archivio di Stato di Roma.
Borromini trasforma lo spazio angusto di un cortile quadrangolare con una pianta mistilinea derivata da due triangoli equilateri sovrapposti, generando una stella a sei punte, esagoni e nicchie. Questo intreccio di linee crea una dinamica alternanza di superfici concave e convesse, con una cupola e una lanterna fluide e armoniche.
Il disegno numerico non è casuale: il triangolo richiama la Trinità, e la forma a stella sottolinea riferimenti al sacro e all’ermetismo, con api stilizzate – emblema dei Barberini – simbolo di carità, laboriosità e prudenza.
La cupola‑lanterna: una fiamma di travertino
Il tamburo polilobato, sormontato da una lanterna elicoidale, culmina in una spirale di travertino decorata con fiaccole, fiamme, sfera, croce e la colomba dello Spirito Santo con ramo d’ulivo, che idealmente fungono da “faro” per i fedeli.
La lanterna ha un carattere simbolico e mistico: pare ispirata a conchiglia, Torre di Babele o tempio orientali, e rappresenta l’ascensione verso la Sapienza divina. Nonostante sia stata colpita quattro volte da fulmini nei primi anni, ha resistito egregiamente.
L’interno: luce, ritmo e biancore
L’interno si presenta con una planimetria stellata scandita da sei cappelle semicircolari alternate a spigoli triangolari. Pilastri corinzi slanciati sostengono la trabeazione continua che si innalza nella cupola. La luce naturale filtra dalla lanterna e dalle finestre, riflettendo sul bianco degli intonaci e creando un’atmosfera sospesa, anticipando il gusto rococò.
Il pavimento, anch’esso disegnato da Borromini, è un raffinato intreccio di lastre marmoree bianche e grigie a motivo esagonale.
Arte sacra e araldica papale
Al centro dell’abside campeggia la pala di Pietro da Cortona, raffigurante Sant’Ivo che assiste i poveri, completata dall’allievo Giovanni Ventura Borghesi nel 1683 .
Sui muri e sulla cupola si trovano decorazioni in stucco (ghirlande, cherubini, palme) e simboli araldici: api (Barberini), draghi (Boncompagni), aquile (Borghese), stelle e monti a sei punte (Chigi).
Geometria, simbolismo e miracoli di spazio
Borromini trasforma lo spazio angusto di un cortile quadrangolare con una pianta mistilinea derivata da due triangoli equilateri sovrapposti, generando una stella a sei punte, esagoni e nicchie. Questo intreccio di linee crea una dinamica alternanza di superfici concave e convesse, con una cupola e una lanterna fluide e armoniche.
Il disegno numerico non è casuale: il triangolo richiama la Trinità, e la forma a stella sottolinea riferimenti al sacro e all’ermetismo, con api stilizzate – emblema dei Barberini – simbolo di carità, laboriosità e prudenza.
Una curiosità
Le ardite architetture della cupola hanno procurato al Borromini non poche critiche, anche perché, subito dopo la costruzione, l’opera subì delle lesioni; si tratta di una struttura fragilissima, tanto che (tra l’altro) è stata l’unica a Roma ad aver risentito del terremoto che colpì l’Emilia Romagna nel 2012.
Gli avvocati concistoriali costrinsero Borromini a firmare un patto che prevedesse l’intero risarcimento del danno se la cupola fosse crollata, Borromini sottoscrive il patto, solo a condizione che si termini anche la bibilioteca a fianco, fondamentale per fare da contrafforte alla cupola stessa che su di lei scarica il peso. La bibilioteca viene costruita e, per nostra fortuna, è ancora possibile ammirare un tale capolavoro. Anche la Bilioteca Alessandrina fu affidata al Borromini, che l’ha pensata progettata e realizzata, le scaffalature sono su disegno di Borromini, e hanno conservavato tutta la parte della bilbioteca di Urbino che Alessandro VII dono all’università.
Perché vale una visita
- Genius loci: un dialogo unico tra architettura, numerologia e teologia.
- Innovazione formale: Borromini sfida la tradizione con soluzioni geometriche avveniristiche.
- Spiritualità visiva: la luce, il bianco e la verticalità creano una dimensione trascendente.
- Testimonianza storica: da Sapienza medievale a polo culturale, il luogo racconta la Roma universitaria.
Info utili
Indirizzo: Corso del Rinascimento 40, Rione Sant’Eustachio, Roma
Orari: la chiesa momentanemente non è accessibile all’interno perché oggetto di lavori del P.N.R.R.
Sant’Ivo alla Sapienza resta un miracolo architettonico: un microcosmo geometrico e spirituale che Borromini ha saputo plasmare con genio, elevando la “Sapienza” a opera d’arte vivente.
Benedetta Tintillini
