Spazio, partita la Soyuz per la “missione dei gemelli”

scott e mark kelly soyuz

E’ decollata da Baikonur, in Kazakistan, la Soyuz diretta alla Stazione Spaziale Internazionale con a bordo un astronauta americano e uno russo, Scott Kelly e Mikhail Kornienko,che rimarranno nello spazio per quasi un anno. Sulla Soyuz è presente anche un terzo astronauta, il russo Gennady Padalka, che però rientrerà sulla Terra dopo i classici sei mesi.

Oltre ai 342 giorni di permanenza nello Spazio dei due astronauti, la missione presenta un’altra particolarità : darà modo agli scienziati di approfondire la conoscenza delle reazioni del corpo umano durante un volo spaziale di lunga durata attraverso la comparazione tra due gemelli identici, uno nello spazio, l’altro sulla Terra: l’astronauta Kelly e suo fratello Mark (ex Space Shuttle Endeavour). Gli esperimenti a cui verranno sottoposti sono mirati a scoprire qualsiasi degenerazione o evoluzione che si verifica nel corpo umano a causa dell’esposizione prolungata a un ambiente a gravità zero. In sostanza Mark farà da controllo a Terra per verificare come e se l’ambiente di microgravità in cui sarà immerso Scott modifichi l’espressione genica, il sistema immunitario, il flusso di sangue nel cervello, il microbioma e la lunghezza dei telomeri.

Si tratta di una serie di conoscenze importantissime per eventuali missioni umane verso Marte, che potrebbero durare 500 giorni o più. Le ricerche potrebbero rivelarsi utili anche per gli esseri umani sulla Terra, come aiutare i pazienti a recuperare dopo lunghi periodi di riposo a letto, migliorare il monitoraggio dei pazienti non in grado di combattere le infezioni. Un’altra importante area di studio è la psicologia, in quanto gli effetti del vivere in spazi isolati e piccoli saranno importanti per la preparazione delle future missioni umane nel sistema solare profondo.

Tutti i risultati raccolti dai membri dell’equipaggio saranno condivisi tra Usa e Russia, un passo importante – lo definisce la Nasa – per ridurre i costi e i migliorare l’efficienza per ogni futura ricerca della stazione spaziale.

 

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