Un dialogo intimo e profondo tra due giganti dell’arte italiana, uno della pittura e l’altro della fotografia. È questo il cuore della mostra che porta a Perugia gli scatti di Gianni Berengo Gardin dedicati allo studio di Giorgio Morandi, fino al 28 settembre 2025, presso la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia, nello spazio ‘Camera Oscura’.
L’esposizione, intitolata “Gianni Berengo Gardin fotografa lo studio di Giorgio Morandi”, raccoglie 21 immagini realizzate nel 1993. A quel tempo, Morandi era scomparso da quasi trent’anni e il suo studio, situato a Palazzo d’Accursio a Bologna, stava per essere smantellato per far posto al Museo Morandi. Prima di perdere per sempre la testimonianza di quel luogo, fu chiamato uno dei più grandi fotografi del Novecento con un compito preciso: immortalare la stanza in cui erano nati i capolavori del pittore.
Berengo Gardin, con la sua inconfondibile sensibilità, si addentra nell’intimità di Morandi. Le sue fotografie in bianco e nero non si limitano a documentare, ma raccontano la vita che ha permeato quelle stanze. L’obiettivo si sofferma sui dettagli: il cappello lasciato sul letto, l’impronta sul materasso, i segni del tempo sulle pareti. È un vero e proprio “viaggio in una stanza”, che si fa avventura esistenziale, quasi un atto di omaggio pudico e rispettoso.
Al centro di molti scatti ci sono gli oggetti che Morandi ha reso immortali nelle sue tele: i vasi, le bottiglie, i piatti e le caffettiere. Disposti con sapienza, quasi un’installazione artistica, questi oggetti rivelano il metodo e la poetica del maestro bolognese. La mostra offre così la possibilità di sbirciare dietro le quinte del suo processo creativo, comprendendo meglio il segreto dei suoi dipinti.
L’esposizione perugina si arricchisce di un confronto straordinario. Grazie a due prestiti eccezionali dal Museo Morandi di Bologna, due opere del pittore sono esposte accanto alle fotografie. Si tratta di una ‘Natura morta’ a olio del 1951 e di una ‘Natura morta con oggetti bianchi su fondo scuro’ a incisione del 1930.
Questo accostamento crea un dialogo visivo unico: l’impeccabile bianco e nero di Berengo Gardin si confronta con i colori delicatissimi di Morandi. La documentazione fotografica diventa un’evocazione poetica, una testimonianza della pratica artistica del maestro, fatta di misura e contemplazione, in cui la sua ossessione si trasforma in pura poesia.
La mostra è stata realizzata in collaborazione con il Museo Morandi di Bologna, lo Studio Berengo Gardin di Milano e L’orologio società cooperativa – Business Unit Sistema Museo.
Maria Vittoria Grotteschi
Gianni Berengo Gardin – Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, è uno dei protagonisti della fotografia italiana del Novecento. Dopo aver vissuto in diverse città europee, si stabilisce a Milano nel 1965, avviando una carriera da professionista focalizzata sul reportage, l’indagine sociale, l’architettura e il paesaggio. Collabora con numerose testate italiane e internazionali, ma privilegia la pubblicazione di libri fotografici, oltre 260.
Dal 1954 lavora per Il Mondo di Mario Pannunzio, poi per il Touring Club Italiano e per aziende come Olivetti, Fiat, IBM, documentando anche per trent’anni i progetti di Renzo Piano. Le sue opere sono state presentate in più di 360 mostre, tra cui il Guggenheim di New York, la Biennale di Venezia e il MAXXI di Roma. Ha realizzato anche reportage di denuncia, come quello sulle Grandi Navi a Venezia.
Tra i principali riconoscimenti ricevuti figurano il Prix Brassaï (1990), il Leica Oskar Barnack Award (1995), il Lucie Award alla carriera (2008) e il Leica Hall of Fame Award (2017). Le sue fotografie sono conservate in importanti collezioni internazionali, tra cui il MoMA di New York, la Bibliothèque Nationale di Parigi e il Museo Reina Sofía di Madrid.
Giorgio Morandi – Tra i maggiori artisti italiani del Novecento (1890–1964), ha vissuto e lavorato a Bologna, dedicandosi quasi esclusivamente alla natura morta e a paesaggi intimi. Dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti, entra in contatto con le avanguardie, ma sviluppa presto uno stile personale, introspettivo e contemplativo, influenzato da Cézanne e dai maestri del Rinascimento.
Legato per un breve periodo alla Metafisica, Morandi sceglie però un linguaggio più concreto, incentrato sull’osservazione del reale. Le sue composizioni – bottiglie, vasi, scatole e scorci domestici – nascono da un paziente studio della forma, della luce e dei toni, trasformando oggetti quotidiani in visioni poetiche, essenziali e sospese nel silenzio.
Camera Oscura – Progetto della Galleria Nazionale dell’Umbria per la fotografia curato da Marina Bon Valsassina e Costanza Neve, esplora la fotografia come linguaggio artistico e tecnico capace di raccontare la realtà e le emozioni umane. Ispirandosi al principio ottico della camera oscura, il progetto pone al centro il dialogo tra luce e ombra, cuore stesso della fotografia.
All’interno di uno spazio immersivo e suggestivo, il percorso espositivo invita a riflettere sui concetti fondamentali della fotografia – tempo, esposizione, profondità, messa a fuoco – rivelando il legame tra l’arte del passato e quella contemporanea. Una luce al neon introduce i visitatori in questo ambiente “segreto”, dove la fotografia si afferma come visione e narrazione.
