“The Post”: un bel film e una grande lezione di giornalismo

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di Giuseppe Manzo

 

The Post, Due ore di film che scorrono leggere e veloci grazie al genio di Spielberg e al talento di Tom Hanks e di Meryl Streep. Un film storico, a tratti quasi un documentario, che racconta un’intricata vicenda di diritto dell’informazione e di libertà di stampa, ma anche di parità di genere.

Siamo negli USA, a Washington, nel 1971 e una fuga di notizie svela al mondo intero la verità sulle atrocità e sui costi umani ed economici della guerra in Vietnam, grazie al coraggio di giornalisti che hanno onorato questa professione come Ben Bradlee (Tom Hanks), direttore del Post, e grazie al coraggio dell’”illuminata” editrice del giornale, Kay Graham (Meryl Streep), personaggi diversi ma con la stessa etica professionale, che, in nome della verità, rischiarono tutto contro un potere che non aveva intenzione di far conoscere agli americani la reale situazione di scacco delle truppe statunitensi in Vietnam, rappresentato dal presidente Nixon e dai suoi più stretti collaboratori.

Chissà quanti cittadini americani si resero conto che in quei giorni si stava giocando nel loro paese la più grande sfida civile che si ricordi, un successo della democrazia e del diritto che permise poco dopo, nell’agosto del 1974, lo scandalo Watergate e le dimissioni di Nixon, ovvero del più discusso presidente degli Stati Uniti.

A quasi 50 anni da quei giorni, il regista Spielberg aveva intuito nel 2015 che era ora di tirare fuori dai cassetti della storia una di quelle vicende che hanno fatto grandi gli Stati Uniti. Uno scontro epocale che vide da una parte i maggiori giornali del paese che cercavano di raccontare agli americani la verità sul Vietnam e di difendere la libertà di stampa, dall’altra il potere e in mezzo i giudici della Corte Costituzionale, la maggioranza dei quali rivelarono al mondo la capacità di indipendenza e il coraggio di chi rappresenta la legge, nonostante le immaginabili pressioni politiche.

L’eroe principale di tutta la vicenda fu Daniel Ellsberg, 88 anni compiuti da poco, un anonimo analista militare alle dipendenze del segretario della Difesa Robert McNamara, che dal 1969 al 1971 fotocopiò documenti riservatissimi, i Pentagon Papers, ovvero 7 mila pagine che rivelavano la politica militare e la strategia degli Stati Uniti in Vietnam.

Tali documenti, che furono pubblicati in una prima parte dal New York Times e in seguito in forma integrale dal Washington Post, furono ripresi poi da tutti i giornali e le tv del mondo per solidarietà con il Post di Ben Bradlee, magistralmente interpretato da Tom Hanks.

Accanto a lui una superba Meryl Streep, alla quale spettava il difficile compito di rappresentare il coraggio e la grande autonomia di pensiero di una donna imprenditrice, Kay Graham, che dopo la morte del padre e del marito, rimase alla testa del Post per 20 anni, circondata da uomini di finanza e di legge che non credevano che una donna potesse assumere la difficilissima decisione di fare la storia, pubblicando i segreti e le menzogne del potere politico di quegli anni, dopo lo stop da parte dei giudici al New York Times. E’ proprio vero che le grandi notizie sono la prima bozza della storia, come raccontava, citando il marito, Kay Graham, girando tra le rotative del prestigioso Washington Post.

Un grande film che narra un’importante storia politica e di giornalismo, ma anche un suggestivo racconto umano, come sempre accade nei film di Spielberg, che con The Post ha fatto tornare grande il cinema d’impegno civile degli USA, un cinema che ha fatto crescere ed appassionare molte generazioni anche in Europa.

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