Todi Festival: UNU presenta “Dancing Flower” di Isabella A. Geiger

Come per le due edizioni precedenti, anche quest’anno UNU unonell’unico parteciperà al Todi Festival, manifestazione curata da Silvano Spada, proponendo la mostra Isabella Angelantoni Geiger: Dancing Flower.

L’esposizione Dancing Flower, che sarà visibile per tutta la durata del Festival, fino al 30 agosto, sarà inaugurata Sabato 22 Agosto 2015 alle ore 18:00 presso lo spazio espositivo unonell’unico di via Mercato Vecchio 16, a Todi (Pg).

La scelta di proporre Isabella Angelantoni Geiger, scultrice di origini umbre, cresciuta a Milano, persegue l’intento di Carlo Primieri – ideatore dello spazio – di promuovere e valorizzare gli artisti che hanno contribuito allo sviluppo culturale della città di Todi, rendendola punto di riferimento e di ritrovo per artisti e intellettuali.

Interessata fin dalla sua giovinezza alla creazione di ambienti e spazi da vivere – da qui la sua formazione di architetto urbanista – l’autrice passa alla scultura inconsciamente rendendo tridimensionali e materiche quelle che fino a quel momento erano solo idee e progetti architettonico-urbanistici. Città immaginate, palazzi ed edifici pensati nella mente, divengono in un momento peculiare e significativo della sua vita, delle costruzioni reali che si proiettano nello spazio con la loro fisicità. Dall’idea all’oggetto reale, stravolto e privato però di tutta la sua componente “terrena e reale”. Costruzioni leggere e leggiadre che si librano nello spazio quasi fossero ancora delle immaginazioni. Due realtà che rimangono sempre attive e che si compenetrano a vicenda, in quanto le sculture sono loro stesse delle città fantastiche, accennate e in potenziale. Non è un caso che il libro al quale la scultrice si ispira sia proprio Le città invisibili di Italo Calvino e parallelamente alle sculture armonico-musicali e filiformi di Fausto Melotti. Diomira, Zobeide, Procopia, Ersilia, Eudossia, sono solo alcune delle sue creazioni ispirate alle città invisibili di Calvino.

“Leggerezza pensosa” di cui si è appropriata Isabella Angelantoni Geiger che ambisce – come lei stessa afferma in un suo scritto – a voler fluttuare nell’aria, a nuotare nel vuoto, alla ricerca della realtà: una realtà che vada oltre la sua rappresentazione e la contingenza.

Leggero e delicato è anche il materiale impiegato – fili di metallo, di cotone e carta, colorati con acrilico bianco o nero – che delineano le linee dei suoi pensieri. Come l’antica tradizione merlettaia delle donne di Città di Castello e umbre, la scultrice tesse e ricama i suoi pensieri e il mondo che la circonda con la speranza di una nuova rigenerazione.

Leggerezza e sospensione sono i temi che caratterizzano l’unica opera esposta nella micro galleria: Dancing Flower. La scultura, realizzata nel 2015 in acrilico bianco, fluttua nel fornice antico amalgamandosi ai colori terrosi delle pietre romane e medievali che caratterizzano il piccolissimo ambiente archeologico.

Assimilando la lezione di Alexander Calder, Bruno Munari e Beverly Pepper nella scultura in ferro e acciaio Mobile esposta nel 1962 a Spoleto in occasione di Sculture nelle Città a cura di Carandente, realizza una’opera mobile, rotante e fluttuante che mantiene quella delicatezza ed eleganza tipica dei suoi lavori.

Isabella Angelantoni Geiger, nasce a Milano. Vive e lavora tra Milano e Massa Martana.

Laureata alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, collabora con prestigiosi studi di architettura di Milano.

Nel corso degli anni, parallelamente all’attività professionale che la conduce ad approfondire gli aspetti legati alle grandi trasformazioni territoriali e alla riqualificazione urbana, avvia la sua indagine personale sul rapporto tra il segno e lo spazio. Dopo un’iniziale esperienza rivolta alla grafica, al disegno e alla realizzazione di opere tessili, l’autrice si orienta verso l’esplorazione delle tecniche legate alle metamorfosi spaziali e alle sue deformazioni grazie alla manipolazione del filo di ferro e di metallo, fili di cotone e carta che le permettono di riscoprire la tridimensionalità propria del lavoro di architetto.

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