Al Museo del Vino di Torgiano “Vino dono degli dèi”: in anteprima assoluta i reperti della Tomba 58 della Necropoli dell’Osteria di Vulci
Un viaggio affascinante nell’universo simbolico, rituale e sacro del vino etrusco. È quanto offre la mostra “Vino, dono degli dèi”, inaugurata al Museo del Vino – MUVIT di Torgiano, dove per la prima volta circa sessanta reperti provenienti dalla Tomba 58 della Necropoli dell’Osteria a Vulci sono esposti al pubblico in anteprima assoluta. Tesori rimasti intatti per oltre 26 secoli e presentati ufficialmente nella Sala Sant’Antonio alla presenza di esperti e rappresentanti del mondo della tutela e della ricerca.
Tra i relatori dell’evento figurano Carlo Casi della Fondazione Vulci, Simona Carosi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, e Lorenzo Lepri per la Fondazione Lungarotti, che ha fortemente promosso l’esposizione.
Un corredo funebre inviolato da 2600 anni
La scoperta della Tomba 58 risale alla campagna di scavo del 2023 condotta dalla Fondazione Vulci assieme alla Soprintendenza. L’apertura del sepolcro ha riportato alla luce un patrimonio straordinariamente integro: anfore, pithoi, olle, vasellame in bucchero e ceramica etrusco-corinzia, coppe, oggetti in ferro e raffinati manufatti in bronzo.
Tra essi spiccano due ritrovamenti che stanno attirando grande interesse scientifico:
• un calderone contenente i resti di un grappolo d’uva, analizzato in laboratorio e riconducibile a un vitigno che potrebbe essere un progenitore del Sangiovese;
• un’anfora con iscrizione “io (sono) di Velχa Felusna”, interpretata come una primordiale “etichetta” che identificherebbe la proprietà della cantina o della partita di vino.
Reperti che confermano il ruolo centrale del vino nella cultura etrusca, non solo come alimento o prodotto agricolo, ma come vero simbolo rituale, politico e spirituale.
Il banchetto etrusco: status, sacralità e vita ultraterrena
Il ricco corredo della Tomba 58, appartenente a un personaggio maschile di alto rango e databile alla fine del VII secolo a.C., illustra il valore del simposio come evento sociale, religioso e identitario. Il vino era infatti elemento cardine delle libagioni sacre, dei riti di passaggio e dei banchetti funebri, ponte simbolico tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
“Siamo orgogliosi di aver contribuito al restauro e alla valorizzazione di questi importanti reperti – dichiara Teresa Severini della Fondazione Lungarotti – e felici di esporli in anteprima al Museo del Vino. Sono manufatti che arricchiscono il racconto sul rapporto tra Etruschi, vino e simposio”.
“Riproponiamo la filiera virtuosa che dalla scoperta porta alla ricerca e poi alla valorizzazione – sottolinea Simona Carosi – in una collaborazione attiva tra pubblico e privato, tra passato e presente”.
Una mostra che crea ponti tra culture e generazioni
Visitabile fino al 5 luglio 2026, l’esposizione rientra nel progetto “TraMusei” della Fondazione Lungarotti, volto a promuovere sinergie fra istituzioni museali e sostenuto dalla Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali del Ministero della Cultura.
Il MUVIT: dove il vino narra la storia dell’umanità
Fondato nel 1974 da Maria Grazia e Giorgio Lungarotti, il MUVIT è stato tra i primi musei dedicati al vino in Europa. Oggi rappresenta un polo culturale di riferimento internazionale, che racconta cinque millenni di civiltà del vino attraverso reperti archeologici, opere d’arte, oggetti tecnici e rituali, con uno sguardo che lega tradizione, sostenibilità e futuro.
La mostra “Vino, dono degli dèi” non solo restituisce voce a un patrimonio archeologico unico, ma ricorda come il vino – da sempre simbolo di vita, unione e trascendenza – continui a essere ponte tra civiltà e tempo, proprio come accadeva nel mondo etrusco.
