Ai piedi del crocifisso ligneo, custodito nella Chiesa di San Salvatore ad Usigni ed opera della scuola del Bernini, sono inginocchiati i santi Sebastiano, protettore dalla peste, e Antonio Abate, il grande anacoreta dei deserti eletto dal popolo cristiano patrono degli animali domestici e difensore del fuoco. Infisse nel corpo del martire legionario, due frecce romane; Antonio invece, reca in mano il volume della Regula, in realtà scritta dai discepoli dopo la sua morte; ai suoi piedi, la campanella con cui metteva in fuga il diavolo ed annunciava il suo arrivo ai confratelli ritirati nei remoti anfratti calcinati dal sole egiziano, frequentati da scorpioni e demoni. Il culto al santo era specialmente sentito da una popolazione, come quella della Valnerina, composta in prevalenza da allevatori, contadini e pastori.
Il nucleo abitativo del borgo di Usigni è posto su uno sperone roccioso che domina l’intera vallata del Tissino lungo l’itinerario che, provenendo, da Monteleone di Spoleto raggiunge il nodo stradale di Cerreto di Spoleto e la Valle del Nera.
Ufficiale cristiano della guardia pretoriana di Diocleziano, fra i più feroci persecutori dei cristiani, infaticabile evangelizzatore, Sebastiano fu scoperto e costretto ad abiurare la propria fede. Rifiutatosi, venne trafitto con frecce ma non morì fino a quando fu flagellato a morte. Sebastiano è uno dei santi protettori della pesta nera, per questo le sue immagini sono molto frequenti nelle chiese della Valnerina.
Tra i protettori della peste, il più antico è l’Arcangelo Michele al quale – apparso il 29 agosto del 590 sulla Mole Adriana (Castel Sant’Angelo) – si attribuisce la liberazione di Roma dal morbo. L’ultimo, in senso cronologico, è San Rocco. Rog (latinizzato in Rocus) nacque a Montpellier, capoluogo della regione della Languedoc, verso il 1345- 1350 da famiglia gentilizia. A vent’anni, rimasto orfano, vendette i suoi beni distribunedo il ricavato ai poveri per poi indossare l’abito del pellegrino. Lo si rappresenta col cappello ornato dalla conchiglia di Santiago de Compostela e il bordone. Secondo la tradizione accanto al corpo esanime di San Rocco, morto tra il 1376 ed il 1379, fu rinvenuta un’iscrizione che recitava così:”Chiunque chiederà l’intercessione di Rocco sarà liberato dal terribile flagello della peste”.
A Gavelli (Santa Anatolia di Narco), in onore dell’Arcangelo Michele, è consacrata una delle chiese più suggestive della Valnerina, all’interno della quale lavorano pittori illustri, quali lo Spagna.
Paolo Aramini
Credit foto: bloglavalnerina.it