Alla scoperta della cantina Valdangius a Montefalco: degustazione tra Trebbiano Spoletino, Filium e Sagrantino in un racconto autentico di famiglia e vino biologico di nicchia.
Nel cuore verde dell’Umbria, tra le colline che abbracciano Montefalco, esiste una realtà che sfugge alle logiche della produzione su larga scala. La cantina Valdangius non è solo un luogo di vinificazione, ma un racconto familiare fatto di pazienza, ricerca e identità. Qui, il vino non si produce: si accompagna nel tempo.
La visita si apre con una sensazione precisa: intimità. Non ci sono numeri imponenti né logiche industriali. Le bottiglie – spesso tra le 1000 e le 2000 per etichetta – parlano a una nicchia consapevole, fatta di appassionati che cercano autenticità più che etichette altisonanti. Dal 2026, inoltre, l’azienda ha raggiunto la certificazione biologica, suggellando un approccio già da tempo orientato al rispetto della terra.
Il viaggio sensoriale inizia con una verticale di Trebbiano Spoletino, vitigno simbolo del territorio. Il 2024 colpisce per il suo aroma fruttato, immediato, quasi vivace nel bicchiere. Poi si scivola indietro nel tempo: 2019, 2016. Qui il vino cambia voce, evolve, si stratifica. La linea Campo de Pico, lavorata esclusivamente in acciaio e sulle fecce fini, dimostra quanto questo vitigno possa raccontare sfumature sempre diverse, mantenendo una coerenza sorprendente.
La seconda verticale è dedicata al Filium, un vino che nasce da un gesto antico: la raccolta tardiva, a novembre, da una porzione specifica di vigna. Il piede di fermentazione, avviato per una settimana prima di accogliere il resto dell’uva, restituisce un carattere profondo e aromatico. Le annate 2023, 2021 e 2019 si susseguono ottime per accompagnare piatti a base di tartufo, asparagi e preparazioni aromatiche, in un dialogo continuo tra cucina e vino. Il tappo in sughero e la ceralacca – ad eccezione dei primi dodici mesi – diventano segni distintivi di una cura quasi artigianale.
Con i rossi si entra nel cuore più strutturato della produzione. Il Montefalco Rosso, nelle annate 2021 e 2017, fino alla Riserva 2018, racconta un equilibrio tra tradizione e apertura: sangiovese e sagrantino si intrecciano con merlot e cabernet sauvignon. L’affinamento in grandi botti di rovere di Slavonia, per sei-otto mesi, ha lasciato spazio dal 2017 a un passaggio in barrique, senza mai perdere freschezza e bevibilità. Segue un affinamento in bottiglia che può arrivare a due anni, tempo necessario per armonizzare ogni componente.
Infine, il Sagrantino di Montefalco, nelle annate 2013, 2018 e 2020, chiude il percorso con profondità e carattere. È un vino che non cerca compromessi, ma che qui trova una dimensione più elegante, meno austera, grazie a una gestione attenta e mai invasiva.
La cantina Valdangius resta impressa non solo per i vini, ma per il modo in cui li racconta: con semplicità, con rispetto, con quella dimensione familiare che trasforma ogni degustazione in un incontro. In un mondo del vino spesso dominato dai numeri, qui si torna all’essenza: poche bottiglie, molte storie.
Benedetta Tintillini
