Il dialogo tra Giorgio Vasari e la Città Eterna rivive negli spazi dei Musei Capitolini con la mostra “Vasari e Roma”, un’esposizione che restituisce al pubblico il ruolo centrale dell’artista aretino nella scena culturale del Rinascimento. Dal 20 marzo al 19 luglio 2026, le sale di Palazzo Caffarelli ospitano un percorso che intreccia arte, storia e biografia, raccontando come Roma sia stata la vera officina creativa di Vasari e il punto di svolta della sua carriera.
Promossa da Roma Capitale, con l’Assessorato alla Cultura e la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e organizzata da MetaMorfosi Eventi in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, la mostra – curata da Alessandra Baroni – propone un viaggio attraverso oltre settanta opere tra dipinti, disegni, lettere, incisioni e documenti.
Il percorso ricostruisce i soggiorni romani di Vasari, mettendo in luce la sua figura poliedrica di pittore, architetto e, soprattutto, narratore della storia dell’arte. Fondamentale in questo senso è il suo celebre libro, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, che ha contribuito a definire il concetto stesso di storiografia artistica moderna.
Grazie a importanti prestiti provenienti da istituzioni italiane e internazionali – tra cui le Gallerie degli Uffizi, la Biblioteca Apostolica Vaticana e il Museo e Real Bosco di Capodimonte – l’esposizione documenta l’evoluzione artistica e intellettuale dell’autore, evidenziando il ruolo decisivo che Roma ebbe nella sua formazione.
Nella capitale, infatti, Vasari si confrontò con i grandi modelli dell’arte, in particolare Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti, assimilando influenze che avrebbero segnato profondamente il suo stile. Allo stesso tempo, consolidò rapporti con figure influenti come Bindo Altoviti e Paolo Giovio, fondamentali per il suo inserimento negli ambienti culturali più prestigiosi.
Tra le opere esposte spiccano la Resurrezione realizzata con Raffaellino del Colle, la Resurrezione di Cristo del 1550 e il Ritratto di gentiluomo. Di particolare rilievo anche i capolavori provenienti dal Eremo di Camaldoli, come la celebre Natività del 1538, nota come “Notte di Camaldoli”, e l’intensa Orazione nell’Orto del 1571.
La mostra si articola in quattro sezioni cronologiche che seguono i soggiorni romani dell’artista: dagli esordi segnati dallo studio dell’antico e di Raffaello, fino ai grandi cantieri in Vaticano, tra cui la decorazione della Sala Regia sotto il pontificato di Gregorio XIII.
Non mancano approfondimenti multimediali e strumenti accessibili, come audioguide dedicate e percorsi tattili, che rendono l’esperienza inclusiva e immersiva.
Come sottolineato dall’assessore alla Cultura di Roma, Massimiliano Smeriglio, senza Vasari e la sua opera non avremmo la stessa consapevolezza della Roma rinascimentale. La mostra rappresenta così non solo un omaggio a un grande protagonista del Cinquecento, ma anche una riflessione sul ruolo dell’arte nella costruzione dell’identità culturale europea.
Un’occasione unica per riscoprire un artista che, più di altri, ha saputo raccontare il suo tempo, trasformando l’esperienza romana in un passaggio decisivo della propria visione creativa e lasciando un’eredità destinata a durare nei secoli.
