Venezia celebra Alighiero Boetti a SMAC Venice

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SMAC Venice presenta una grande retrospettiva dedicata ad Alighiero Boetti: oltre cento opere per raccontare uno dei protagonisti dell’arte del dopoguerra.

Sarà uno degli appuntamenti più attesi del panorama artistico del 2026: SMAC Venice ha annunciato la grande retrospettiva dedicata a Alighiero Boetti, maestro tra i più influenti dell’arte del dopoguerra.

La mostra, curata da Elena Geuna e sostenuta da Ben Brown Fine Arts, sarà aperta al pubblico dal 7 maggio al 22 novembre 2026 negli spazi delle Procuratie in Piazza San Marco, in concomitanza con la Biennale di Venezia 2026.

Un viaggio nell’opera di Boetti

Il percorso espositivo riunirà circa cento opere distribuite in otto sale, offrendo una panoramica ampia e articolata della produzione di Boetti, dagli esordi alla fine degli anni Sessanta fino ai primi anni Novanta. Più di venticinque anni di ricerca artistica verranno così ripercorsi attraverso un allestimento concepito come una “costellazione”, capace di guidare il visitatore tra opposti e tensioni: idea e forma, ordine e disordine, controllo e casualità.

La mostra metterà in luce la complessità di una pratica che ha costantemente interrogato se stessa, accogliendo il caso, la ripetizione e la collaborazione come elementi fondanti. Dalle prime opere legate al clima dell’Arte Povera, caratterizzate da materiali semplici e strutture essenziali, fino ai lavori più concettuali e stratificati, emergerà la coerenza interna di un percorso sempre in evoluzione.

Identità e dualità

L’esposizione si aprirà con una sezione dedicata al tema dell’identità, centrale nella ricerca di Boetti. Opere come Autoritratto e Gemelli esploreranno la dimensione del doppio, una riflessione che culminò nel 1972 con l’adozione della firma “Alighiero e Boetti”.

Da qui, il concetto di dualità si estenderà progressivamente a sistemi più complessi, coinvolgendo linguaggio, geografia e tempo. Il lavoro dell’artista si configurerà come un continuo tentativo di organizzare il mondo, rivelandone però al tempo stesso l’instabilità.

Mappe, ricami e collaborazioni

Uno dei nuclei centrali della mostra sarà dedicato alle celebri Mappe, ai Ricami e ai lavori Biro, sviluppati a partire dagli anni Settanta anche grazie alla collaborazione con artigiani afghani.

In queste opere, Boetti definirà regole e strutture, lasciando però l’esecuzione ad altri: un gesto radicale che ridefinirà il concetto di autorialità. Il risultato sarà un’opera aperta, in cui differenze, variazioni e imprevisti diventeranno parte integrante del significato.

Tempo, sistemi e serialità

Le sezioni finali si concentreranno su cicli fondamentali come gli Aerei, i Calendari e le opere seriali su carta. Qui emergerà con forza il rapporto tra ordine e caos: sistemi rigorosi che, una volta messi in moto, riveleranno i propri limiti.

Il tempo, elemento trasversale a tutta la produzione di Boetti, sarà raccontato come misura e materia, attraverso accumulazioni, ripetizioni e variazioni che restituiscono la complessità del reale.

Un progetto tra ricerca e memoria

La retrospettiva è stata realizzata con il supporto dell’Archivio Alighiero Boetti, istituzione impegnata nella conservazione e nello studio dell’opera dell’artista. L’obiettivo è offrire al pubblico un percorso chiaro ed equilibrato, capace di restituire la profondità di una ricerca ancora oggi attuale.

Allestita negli spazi restaurati delle Procuratie, all’interno di un edificio ripensato dall’architetto David Chipperfield, la mostra si inserisce nel programma culturale di SMAC Venice, che punta a mettere in dialogo arte, società e pensiero contemporaneo.

Con questa importante retrospettiva, Venezia si prepara dunque a rendere omaggio a uno dei protagonisti più originali del Novecento, offrendo al pubblico internazionale un’occasione unica per rileggere l’opera di Boetti alla luce delle sfide e delle complessità del presente.

In foto: Boetti, Titoli, 1979

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